Chissà se le era immaginato il giovane sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci, di finire osannato, al suo solo comparire, da metà dell’aula del Senato della Repubblica. Quel che è certo è che ha dato forma, parola e iniziativa politica ad un umore fortemente radicato a nordest. I sindaci, figli diretti del mandato popolare diventano, con le loro ordinanze, custodi, nell’immaginario popolare, dell’integrità perduta della loro comunità. Questa deriva, supportata dalla sollecitazione isterica dei grandi media, incontra le critiche della Chiesa. La diocesi di Padova infatti, dopo un non breve silenzio, ha preso la parola ieri con un comunicato ufficiale. «La Chiesa di Padova rifiuta ogni forma più o meno esplicita di razzismo–si legge nel documento–e invita all’accettazione dell’altro secondo quanto prescritto oltre che dal Vangelo anche dalla nostra Costituzione». Ben diversa la posizione espressa dal democratico sindaco di Padova Flavio Zanonato che si trova ad inseguire Bitonci sul suo terreno criticando «da destra» il «pacchetto sicurezza» del governo perché «inadeguato», in quanto «non affronta la questione della prostituzione e–ha affermato Zanonato–nel meccanismo con cui si reprimono una serie di reati e nelle espulsioni la procedura è molto farraginosa».






