La rabbia e lo strazio nel corteo di Torino

Clima teso, rabbia, grida e applausi per le vittime. E’ questo il clima che si sta vivendo alla manifestazione di Torino per i morti della Thyssen KruppI. C’erano almeno trentamila persone. La prima parte della manifestazione si è conclusa in piazza Castello, davanti alla prefettura con i discorsi dei sindacati metalmeccanici e confederali, in una situazione di tensione molto alta. Il corteo si è quindi riformato per raggiungere la sede della Confindustria torinese. In prima fila c’è Antonio Boccuzzi, uno degli operai sopravvissuti all’incendio. E’ stato lui ad aprire gli interventi gli interventi alla fine della manifestazione davanti alla prefettura. «Antonio, Roberto, Angelo, Bruno: siete sempre davanti ai miei occhi–ha detto Bocuzzi–ho il dovere di andare avanti, di testimoniare cosa è successo. L’orrore incredibile di quello che ho visto è paragonabile solo a un inferno. Nessuno questa volta potrà permettersi di dimenticare. E qualcuno insinua che la colpa sia di noi operai». C’è stato poi un lungo abbraccio tra Boccuzzi e la signora Giovanna, la zia di un altro degli operai morti, Roberto Scola. «Abbiamo il cuore straziato–ha detto la signora Giovanna–Non si può mandare i figli a lavorare e non vederli tornare, non si deve lavorare per morire, ma per vivere, anzi oggi direi per sopravvivere». E poi il papà del ventiseienne Bruno Santini, una delle vittime, che, mostrando un giornale con la notizia della tragedia, urlava straziato: «Dove erano gli estintori, assassini, chi mi ridarà mio figlio? La pagherete cara». «Non siamo di fronte a morti bianche, siamo di fronte a un omicidio compiuto nei confronti dei lavoratori ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini nel comizio conclusivo.
C’erano il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero e molti gonfaloni con rappresentanti degli enti locali. C’era don Luigoi Ciotti, del gruppo Abele. «Le nostre sono parole stanche, sono parole che continuiamo a ripetere davanti a tragedie che continuano a succedere–ha detto Ciotti– Il nostro è un grido di dolore ma anche di amore. Umanamente c’è il disgusto, non basta più indignarsi per una strage che è continua, che avviene tutti i giorni, per un peccato sociale che è la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma è anche un grido di amore per le moglie, per i figli, che però non devono sentire solo oggi la nostra vicinanza». C’erano anche i centri sociali torinesi, che criticano Repubblica, che in un editoriale di qualche giorno fa affermava che in questo contesto c’è bisogno di «pazienza, autentica virtù operaia». «Un autentico capolavoro di tatto e solidarietà», affermano sarcasticamente in un comunicato, criticando anche il comportamento dei sindacati confederali che si sono limitati a indire «solo due ore di sciopero per la giornata di oggi. Una parte del corteo ha raggiunto la sede torinese della Confindustria. Al grido di «Assassini» sono state lanciate uova e arance contro il palazzo dell’associazione di categoria degli imprenditori. Oggi si manifesta contro le morti sul lavoro anche a Roma. Appuntamento alle 17 a palazzo Chigi.
Intanto restano gravissime le condizioni degli ultimi tre ustionati sopravvissuti all’incendio. Si tratta di Giuseppe Demasi, 26 anni, Rocco Marzo, 54 anni, Rosario Rodinò, 26 anni, trasferito al San Martino di Genova. Tutti e tre, con ustioni tra l’80 e il 90 per cento del corpo, continuano a lottare tra la vita e la morte. E intanto la strage continua: questa notte è morta un’altra persona sul lavoro. Si tratta di un operaio delle Ferrovie dello stato di 26 anni, Harold Anthony Fortithe, morto dopo essere stato travolto da un treno mentre lavorava per la manutenzione della linea nei pressi della stazione di Torricola, alle porte di Roma.

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