Sono passati trentotto anni dalla strage di piazza Fontana. Era esattamente il 12 dicembre del 1969 quando un ordigno esplose nella sede di Milano della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Contemporaneamente altre tre bombe scoppiavano a Roma, presso l’altare della patria, la Banca nazionale del lavoro e il museo del rinascimento, mentre un quinto attentato veniva sventato sempre a Milano, in piazza della Scala. L’esplosione di piazza Fontana uccise 16 persone e ne ferì altre 84, dando il via a una delle stagioni più buie della storia repubblicana, la «strategia della tensione». Nel decennio successivo, infatti, si verificarono molti altri episodi di terrorismo neofascista, che cercavano di screditare i movimenti sociali di quegli anni, con l’obiettivo di far scivolare l’Italia verso un regime repressivo e autoritario.
Oggi, a quasi quarant’anni di distanza, l’esecutore materiale della strage di Milano, Delfo Zorzi, condannato all’ergastolo, vive indisturbato in Giappone, dove ha ottenuto la cittadinanza. Con il nome di Roi Hagen fa affari con l’Italia come importatore di firme italiane, e ha persino aperto tre boutique, una a Milano e due a Roma, chiamate Oxus.
Una strage impuntita, dunque, come nella migliore tradizione italiana. Per questo oggi in molte città si scende in piazza, si fanno presidi e seminari, si organizzano cortei. Per non dimenticare quanto accadde in quel tragico dicembre del 1969. Per non dimenticare una strage che, dopo quasi quarant’anni resta ancora impunita.
Ma gli organizzatori dei cortei si chiedono, al di là della sorte dei suoi protagonisti, cosa sia rimasto di quella stagione nell’Italia del 2007. Quanto ci sia, di quella logica, nella deriva autoritaria della nostra democrazia. «Saremo in piazza – si legge nel comunicato della rete antifascista romana – anche perché è impossibile non vedere oggi nel ‘pacchetto sicurezza’ la materializzazione di una nuova logica di controllo sociale da parte delle istituzioni, la creazione di nuovi capri espiatori, per nascondere i veri problemi economici e sociali di oggi». Il nodo gordiano del pacchetto sicurezza, infatti, rischia di strozzare definitivamente i rapporti tra la politica e la società attiva, in nome di un emergenza pompata dai media, impiccando all’altare del qualunquismo xenofobo e destroide quello che resta del consenso goduto un tempo dall’attuale governo in carica.
«È nel pacchetto sicurezza – prosegue il comunicato – che si definiscono i nuovi confini della legalità, che prevedono una progressiva criminalizzazione della società e del dissenso».
Tra le iniziative in corso in tutta Italia ne segnaliamo alcune, come il presidio che si sta svolgendo a Roma, a Piazza Fiume, vicino a dove sorge una delle due boutique romane Oxus di proprietà di Delfo Zorzi, per promuoverne il boicottaggio, ma anche per protestare contro il pacchetto sicurezza. Altri presidi sono stati organizzati dalle reti antifasciste di Napoli, a piazza del Gesù, di Brescia, a piazza della Loggia, e dalla rete di Reggio Calabria, in protesta davanti al tribunale della città calabrese, dove sono conservati gli archivi dei processi sulla strage di piazza Fontana. A Bologna, invece, è stato organizzato un corteo antifascista e antirazzista assieme ai lavoratori in mobilitazione, che si snoderà per le vie della periferia del capoluogo emiliano-romagnolo. Infine, a Bergamo è stato organizzato un seminario su «repressione e neofascismo».
Resta l’invito a non dimenticare le terribili giornate di trentotto anni fa, e di scendere in piazza per chiedere, come dicono i manifestanti, un’altra idea di sicurezza: «quella di una vita dignitosa, di un lavoro senza sfruttamento e precarietà, del diritto alla casa e allo studio per tutti e tutte, tutti coloro che vogliono una società ospitale, inclusiva e giusta». In una parola, la sicurezza di conservare la propria dignità di persona e i propri diritti di cittadino.






