Il Partito democratico ha alzato un fuoco di sbarramento invalicabile contro la delibera sul registro delle unioni civili a Roma.
Si è così aperto un problema di ergonomia, cioè di interazione con gli alleati nel Partito democratico. Sul piano politico questa vicenda ci insegna che senza la sinistra, Walter Veltroni non ha i numeri per governare nel consiglio comunale della città simbolo del suo stile. Malgrado il suo gesto di arroganza rispetto alla richiesta di riconoscere i diritti delle coppie di fatto, il partito del sindaco è andato in minoranza. Adesso, la partita tra il partito del sindaco e le forze laiche della maggioranza al governo della città è ancora del tutto aperta. C’è da scommettere però che, come spesso accade, quello che è successo a Roma succederà anche in parlamento. Credo che né la camera né il senato siano in grado di affrontare questo tema sciogliere questo nodo. Come mai, viene da chiedersi? Secondo me ciò avviene perché la politica ha smesso di avere una concezione autonoma della società. E questo accade in particolare a Roma, dove la presenza del Vaticano fa la differenza. Ci si limita alla mera amministrazione dell’esistente.
Per questo l’Italia continua ad assumere posizioni arretrate nei confronti dei diritti civili. La chiesa fa un cortocircuito devastante dal punto di vista della modernità del paese. In queste condizioni, come ricordava giustamente Miriam Mafai in un articolo su Repubblica di oggi, questo paese non approverebbe neppure le leggi sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza che ha avuto la forza di varare trent’anni fa. Con buona pace della laicità.






