Sessant’anni, ma non li dimostra: come una signora avanti negli anni, la Costituzione appare giovanissima nei sani principi che promuove sin dal primo articolo «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». L’anniversario e la sua importanza sono ben resi dallo spettacolo teatrale «In un volto che ci somiglia. Viaggio nella Costituzione» promosso dall’associazione La terza isola, attiva nella promozione di progetti culturali che raccolgono l’eredità che ci viene dal passato.
Il 25 gennaio 2008 «In un volto che ci somiglia. Viaggio nella Costituzione» sarà presentato presino su Raidue, alle 23,30, grazie alle riprese fatte alla fine d’anno all’Auditorium di Roma. Un viaggio di scoperta della Costituzione italiana, tracciato da scritti degli intellettuali italiani sulla fondazione della nostra storia repubblicana: sul palco si susseguono le riflessioni di Calamandrei, Pasolini, Sciacca, di Carlo Levi, che è l’ispiratore del titolo del lavoro teatrale, tratto da un suo brano. La Costituzione somiglia all’Italia e nello spettacolo si vede e si sente, grazie alle letture fatte dagli attori Umberto Orsini, Monica Guerritore, Melania Giglio e Afono Generoso.
Ai testi si accompagnano le immagini dell’Italia, e le prime sono quelle della guerra: i volti italiani sono quelli degli sfollati, con le case distrutte dalle bombe; poi c’è la Resistenza, gli operai, i contadini, le lotte. Le facce che hanno determinato il primo articolo e quelli successivi, l’uguaglianza, la democrazia, il ripudio della guerra. I corpi dei quattro attori si succedono sul palco leggendo i testi costituzionali, accompagnati dalle musiche del gruppo El tres. Giacomo Bottino, presidente dell’associazione e ideatore dello spettacolo, definisce la Costituzione italiana «un testo mitico scritto da individui, persone in carne e ossa e contemporaneamente l’elite intellettuale e politica di quel momento. Il miracolo della Costituzione avviene nel rapporto tra i cittadini e gli eletti, chi la scrive riporta un documento che è il frutto della creatività vivente del popolo».
Così la Costituzione è resa, in uno spettacolo multimediale, come un’opera le cui arie sono gli stessi articoli ed i commenti delle menti italiane. Anche per gli artisti questo spettacolo va oltre la pura espressione teatrale: Orsini, classe 1934, si definisce come «uno dei pochi testimoni di questo spettacolo: mi ricordo la guerra e il dopoguerra, mi ricordo il mio primo voto. Mi ricordo il fermento politico che c’era allora, le parti divise come lo sono oggi; c’era la sensazione che molto era da costruire. Oggi c’è una stanchezza nella politica, il cittadino si sente lontano da essa, e questo è un male. La politica ci riguarda tutti, come ci riguardava allora. Oggi le ferite sembrano chiuse, ma in realtà sono ancora difficili da rimarginare. La politica deve far riflettere. La Costituzione sarà probabilmente migliorabile, ma a saperla leggere c’è dentro di tutto». Secondo Orsini, «queste sono le regole della Repubblica, e chi non le rispetta, deve andarsene».
Monica Guerritore ha regalato il testo dello spettacolo a sua figlia adolescente: «I dodici principi fondamentali della Costituzione sono lo strumento più importante per dirsi cittadino; uomini e donne hanno scritto degli articoli che mi difendono e mi aiutano a vivere nella collettività». Questo lavoro è parte di quel teatro civile che, come insegnano Marco Paolini ed Ascanio Celestini, va giustamente per la maggiore. Anche Monica Guerritore riconosce l’importanza di questo cambiamento: «Siamo qui ora e parliamo delle nostre battaglie, dei nostri problemi, dei nostri scandali; il teatro civile, è rinato. E’ cambiato il sentire collettivo: in genere l’arte precede la vita, la spaccatura dell’essere umano che nasce già da Amleto, dall’Essere o non essere, oggi non c’è più. Il sentire collettivo sta andando verso un’analisi del nostro tempo più approfondita. Ci si sente e ci si vuole sentire più forti, più incisivi, anche come attori». Celestini proprio ritiene che il teatro sia la riconquista di uno spazio collettivo che la modernità e l’urbanizzazione tentano di sopprimere. L’importanza che la rappresentazione riveste oggi è nel costruire uno spazio pubblico che è l’incontro tra l’attore e lo spettatore, in un dualismo che dà e riceve reciprocamente. La riflessione artistica su un argomento di fondamentale interesse collettivo come la conoscenza e il rispetto della Carta costituzionale, dà la possibilità di rendere il dibattito politico a tutta la società italiana. Di questi tempi, per tutti c’è bisogno di riflettere. Bottino ricorda una battuta che ripete spesso: «Dico sempre che un testo elaborato da Calamandrei, De Gasperi, Einaudi, Togliatti, da tutti i più grandi uomini politici ed intellettuali del nostro paese non poteva essere modificato in meglio da Calderoli. E’ difficile mettere mano ad un testo così, se non con grande competenza e riflessione. La Costituzione viene con un nuovo risorgimento dopo vent’anni non solo di dittatura, ma soprattutto di profonda caduta morale del paese, come dicevano i fratelli Rosselli. Nello stesso progetto costituzionale è previsto il suo aggiornamento, ma i principi non sono modificabili. Io ritengo che la filiazione dalla resistenza e dall’antifascimo siano valori intoccabili».






