Una sede per l'Arcigay di Roma

Negli ultimi giorni, a Roma, spira forte un vento da Santa Inquisizione che lo «scandalo» della mancata visita di papa Ratzinger ha contribuito ad alimentare.
Succede così che, negli ultimi giorni del 2007, una delibera dell’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) ha assegnato all’Arcigay un locale nel quartiere di Testaccio, in via Nicola Zabaglia. Un atto dovuto nei confronti di un’associazione da sempre impegnata nelle battaglie per i diritti civili. Il provvedimento di assegnazione è stato fin da subito contestato da Alleanza nazionale che ha presentato un’interrogazione comunale a firma Alessandro Cochi, conosciuto ai più per le sue abituali frequentazioni con fascisti da stadio e occupazioni «non conformi». Contestualmente, veniva presentata anche un’interrogazione regionale da parte del consigliere di An Bruno Prestagiovanni.
Entrambi i documenti sollecitano la revoca dell’assegnazione del locale, «considerando–si legge nel testo–i molteplici profili di natura antitetica, rispetto ad una politica di gestione degli immobili pubblici, che dovrebbe privilegiare i bisogni dei soggetti più bisognosi, invece di privilegiare categorie contigue alle forze politiche al governo nelle istituzioni locali di Roma e della Regione Lazio».
Per la destra di Fini le «categorie» dei gay e delle lesbiche non hanno diritto a una sede.

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