Le donne residenti nella provincia di Viterbo che decidono di non portare avanti la gravidanza devono cercare altrove la soluzione al loro dramma. In quel territorio, infatti, su un totale di 150 mila donne residenti, c’è un solo presidio ospedaliero [a Ronciglione] con medici non obiettori, che sono solo tre. Cosicché, se una donna della Tuscia non può o non vuole avere un figlio, deve prendere armi e bagagli e trasferirsi altrove, probabilmente a Roma, e cercare un medico non obiettore. Non va meglio per le donne che subiscono violenza, fisica, sessuale o psicologica: nel territorio provinciale c’è un solo centro antiviolenza per donne maltrattate, l’associazione Erinna, nato l’8 marzo 2006. Nel centro si svolgono colloqui ma non è attrezzato per l’ospitalità, neanche per una notte. Di più non si può fare con un sostegno pubblico ormai ridotto a poche migliaia di euro l’anno. Qui, nella terra dei papi, l’appello alla moratoria dell’aborto è superato, già fatto! Questo e altro viene denunciato dall’associazione «Il paese delle donne», che ha sede presso la casa internazionale delle donne di Roma, da dove è partita l’organizzazione della grande manifestazione contro la violenza maschile del 24 novembre, solo pochi mesi fa.
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