Continua a Perugia la settimana di mobilitazione partita il 31 gennaio per chiedere la verità sull’inchiesta Brushwood e la scarcerazione immediata di Michele Fabiani, il solo dei «cinque di Spoleto» arrestati lo scorso 23 ottobre con l’accusa di associazione sovversiva.
La protesta continua e intanto si festeggia la scarcerazione di Andrea, uscito dal carcere perugino di Capanne [lo stesso dove è stato ucciso Aldo Bianzino] dopo cento giorni di «detenzione cautelare». Con la scarcerazione di Andrea, l’unico ancora dietro le sbarre–nel carcere di Sulmona–è Michele Fabiani, il solo tra i cinque arrestati a professarsi apertamente anarchico. La scarcerazione di Andrea rafforza la tesi della difesa dei «cinque di Spoleto»: che cioè non ci sia alcuna associazione sovversiva, se non nella fantasia del Reparto operativo speciale dei carabinieri, che accusano i cinque di essere mandanti ed esecutori di una serie di azioni «sospette» avvenute a Spoleto per protestare contro gli scempi edilizi che la cittadina umbra sta subendo. La «colpa» più grave, poi, sarebbe l’invio di una lettera con due proiettili alla governatrice dell’Umbria, Rita Lorenzetti. Passano le settimane, ormai diventate mesi, l’inchiesta non trova terreno più solido della «boscaglia» [il nome dell’operazione è Brushwood] nella quale si sono smarriti i superspecialisti del Ros. Allora, perché Michele è ancora in prigione?
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