Di «emergenze democratiche» non ce ne facciamo mancare nessuna. Il Corriere della sera è una di queste «emergenze», a voler prendere sul serio la questione dell’informazione. L’altroieri la signora Alessandra Mangiarotti ha letteralmente inventato il «pentimento» dei No Tav della Val di Susa, e, tra baristi e edicolanti presi a caso [purché favorevoli alla Tav], ha citato tra virgolette anche il malcapitato Antonio Ferrentino. Da colleghi della signora Mangiarotti conosciamo la tecnica: nulla di formalmente inesatto, però si trattava di mozziconi di frasi rimontati per dimostrare una tesi. Ferrentino ha smentito, a chi glielo chiedeva, di essere un pentito. Ma cosa possono le poche migliaia di lettori di Carta quotidiano on line di fronte alla potenza del Corriere? Inutile invocare etiche professionali, non esistono. Questo è il paese dei vittoriofeltri.
Stamattina, poi, il Corriere si ripresenta con un editoriale di Pietro Ichino. Il professore è indignato per il fatto che operai e comunità fanno blocchi stradali: per ottenere il contratto, per impedire una discarica. Il titolo intende ricattare il sindacato: «Se la Cgil difende i blocchi stradali». Se non fosse quel reazionario che è, Ichino rifletterebbe su due questioni: una, meno nobile, riguarda l’ex editore del Corriere, Romiti, i suoi figli, e la loro azienda Impregilo [o Fibe], che sono stati in Campania molto più teppisti di quelli che difendono la loro terra dalla spazzatura, visto che hanno accumulato milioni di «ecoballe» tossiche, e insomma ne hanno combinate tante da finire denunciati della magistratura; la seconda è che nell’epoca della circolazione delle merci come spina dorsale del capitalismo globale, un blocco stradale equivale a uno sciopero di tanti anni fa. Anche allora c’erano molti Ichino che si indignavano quando i lavoratori incrociavano le braccia.






