Meno 72. Comincia oggi il conto alla rovescia verso il voto del 13 aprile. Il presidente della repubblica ha sciolto le camere, il Partito democratico ha chiuso le porte a un alleanza con la «sinistra arcobaleno» e la destra già disegna organigrammi e spartizioni. La sinistra, ancora un po’ frastornata dalle ultime settimane, andrà unita al voto, sostenendo la premiership di Fausto Bertinotti.
Comunque la si pensi, non si può negare che la mossa che spiazza, dentro questo eterno circuito vizioso che è diventata la politica italiana, è quella del Pd di Veltroni. Dopo aver di fatto seppellito Prodi e la sua claudicante coalizione e aver [invano] cercato di convincere Silvio Berlusconi a ridisegnare il sistema elettorale, il dimissionario sindaco di Roma ha deciso che starà fermo un turno. La prossima legislatura–a scanso di clamoroso sorprese–tocca alle destre, a una coalizione che andrà dalle micro-formazioni neofasciste alle famiglie di Mastella e Dini. Nel frattempo, Walter e i suoi si prepareranno a risalire sulla giostra, senza compagni di giochi scomodi. Il 16 febbraio, dopo l’assemblea costituente del Pd, Veltroni comincerà un viaggio che lo porterà in tutte le 110 province del Paese. Ha detto oggi: «Sarà un viaggio della novità e della speranza». Chissà se in questo viaggio «della speranza» il leader del Pd incontrerà i tanti dirigenti locali del Pd indagati per corruzione, se si imbatterà nei comitati che si battono contro gli scempi ambientali, se incrocerà tutti quelli che in questi due anni hanno tentato di dare un altro senso alla parola «sicurezza». Chissà se dal mondo virtuale che disegna nei suoi comizi potrà continuare a tenere fuori un pezzo di questo paese. Abbiamo 72 giorni per scoprirlo.






