Questa sera a «Porta a porta» Bruno Vespa ospita Silvio Berlusconi. Domani è il turno di Walter Veltroni. Così, la «terza camera» televisiva consacrerà questa anomala corsa a due per palazzo Chigi, con i due contendenti che di tanto in tanto si strizzano l’occhio. Dopo il rifiuto di radicali e socialisti all’ingresso nelle liste del Partito democratico, la corsa solitaria del partito di Walter Veltroni alle prossime elezioni è sempre più probabile. Sembra allontanarsi anche l’apparentamento con l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che pure fino a qualche giorno fa era preso in considerazione. In una lettera riservata indirizzata ai suoi, l’ex Pm di Mani pulite definisce «sempre più labile» la possibilità di un’intesa con il Pd e dice di essere pronto a candidarsi «sia alle politiche», come candidato premier, «sia alle amministrative come sindaco di Roma». Insomma, si marcia separati. «Il Pd da solo non è in grado di sconfiggere Berlusconi–ha detto il segretario socialista Enrico Boselli–quindi, neppure quello al Pd è un voto utile: i voti alle elezioni sono tutti utili a cominciare da quello dato a noi». Per Fausto Bertinotti il Pd «raccoglierà consensi anche dal popolo della sinistra», ma secondo il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e quello di Sinistra democratica Fabio Mussi, la scelta «di centro» di Veltroni farà sì che gli elettori premieranno la Sinistra arcobaleno, invero fino ad oggi sottostimata nei sondaggi.
La novità del giorno a destra si chiama «lista per la vita», cioè una formazione anti-abortista lanciata da Giuliano Ferrara, che ha annunciato la sua «discesa in campo» nello schieramento berlusconiano. «Basta giochetti di palazzo», ha intimato ieri Berlusconi che ha chiesto all’Onu una moratoria sull’aborto. Nel centrodestra dunque si discute di candidature e di alleanze. E si attendono soprattutto le mosse di Pier Ferdinando Casini, senza il quale Berlusconi faticherebbe a raggiungere una maggioranza solida al senato. Il leader dell’Udc è stato accusato da Savino Pezzotta della Rosa bianca di «non avere coraggio». Casini ha spiegato di voler aspettare giovedì, quando ci sarà la direzione del partito, per rispondere all’appello di chi vuole i centristi riallinati con le ex forze della Cdl nella nuova formazione politica. Ad attaccare Berlusconi è Francesco Storace, anche lui prossimo candidato a sindaco di Roma: «Corriamo da soli–ha ribadito il leader della Destra–Silvio ha preferito chi come Fini lo ha preso a mattonate».
Intanto, le schermaglie elettorali hanno fatto posto allo scontro sul cosiddetto «tesoretto». Da Bruxelles, dove l’Ecofin ha appena dato il via libera al programma di stabilità italiano, il ministro dell’economia uscente Tommaso Padoa Schioppa ha parlato del «malato Italia» e ha spiegato che «esce dalla terapia intensiva e va in corsia, non si è dimesso dalla casa di cura, cosa che avverrà quando il bilancio pubblico si troverà in pareggio». Rispondendo a chi chiedeva delle risorse da redistribuire, Padoa-Schioppa ha ha precisato che di redistribuzione si puà anche parlare ma dell’esistenza ed entità di un «tesoretto» si saprà solo tra un mese. «Tra un mese avremo la relazione unificata sull’economia e sulla finanza–ha risposto il ministro ai giornalisti–Solo in quel momento noi al ministero avremo un quadro aggiornato sui conti. Prima di allora non possiamo pronunciarci. Il vincolo è che si rispetti il programma di stabilità e che non si devii dal percorso che porta al pareggio dei conti. Dentro questo vincolo è perfettamente possibile fare manovre di bilancio e di restituzione fiscale. Penso che sia perfettamente legittimo». «Non sono d’accordo con il ministro Padoa Schioppa–ha riposto Fausto Bertinotti–perché ci sono delle risorse economiche. Non sono impugnabili limiti di bilancio contro la questione fondamentale di chi con mille euro al mese non arriva alla fine del mese». Per i sindacati la posizione del Governo è «un po’ imbarazzante», come ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine della riunione degli esecutivi dei chimici di Cgil Cisl e Uil: «Per noi non cambia nulla, lo abbiamo chiesto, lo chiediamo: e’ una priorità da cui non si può prescindere». La Cisl ha chiesto la restituzione fiscale dell’extragettito a lavoratori e pensionati: «Noi non crediamo al ministro Padoa Schioppa che troppe volte ha detto una cosa e poi ci ha fatto trovare di fronte un’altra», ha affermato il segretario Raffaele Bonanni. Per il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «le risorse ci sono e sarebbe stato opportuno redistribuirle. Ma è anche probabile che troveranno il modo, questo governo e un’altro di farle sparire».
Per ora, l’unica cosa certa è il via libera dell’Unione europea al programma di stabilità italiano 2007-2011. Non sono comunque mancate le raccomandazioni di sempre: «Rafforzare la Finanziaria 2008, attuare la riforma delle pensioni e assicurare un calo rapido del debito pubblico». Con buona pace della redistribuzione.






