Il 59 per cento dei ginecologi in Italia pratica l’obiezione di coscienza, prevista dall’articolo 9 della legge 194. L’estensione di questo fenomeno rappresenta un serio ostacolo alla possibilità per tutte le donne di interrompere [gratuitamente] una gravidanza. Carlo Flamigni, noto ginecologo e membro del Comitato nazionale di bioetica, ha lanciato l’idea di una moratoria sull’obiezione di coscienza. La legge 194, secondo Flamigni, non è intoccabile: bisognerebbe anzi modificarne l’articolo 9. L’obiezione aveva senso quando è stata varata la legge «Attualmente però – spiega il ginecologo–chi sceglie una specializzazione o decide di lavorare in un ospedale pubblico sa bene che cosa lo aspetta, e se lo fa già sapendo di essere ben deciso a ignorare i diritti di molte pazienti [..] utilizza una norma che non era stata scritta per lui». La proposta è semplice: i reparti di ginecologia non dovrebbero assumere medici obiettori. Sulla stessa lunghezza d’onda l’appello – che ha già raccolto 40 mila firme–rivolto da alcune donne [tra le prime firmatarie Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero Margherita Hack Rossana Rossanda] a Bertinotti e Veltroni perché prendano una posizione chiara in difesa dell’autodeterminazione femminile. La posizione del Pd continua ad essere quanto meno «ambigua»: i consiglieri comunali del partito democratico si sono astenuti durante la votazione di un ordine del giorno in difesa della 194 a Venezia. Tra i provvedimenti proposti nell’appello, che sarà pubblicato venerdì su Micromega insieme ad un articolo di Flamigni, c’è anche l’eliminazione dell’obiezione di coscienza. Questo argomento è stato dibattuto anche durante i due giorni di confronto organizzati dal «sommovimento femminista e lesbico». Le proposte formulate si possono leggere sul blog http://flat.noblogs.org






