Finalmente, dopo un mese di tira e molla e rinvii, il consiglio dei ministri ha approvato la proroga al blocco degli sfratti. Una misura utile e necessaria che, ovviamente, non risolve il problema, visto che coinvolge soltanto le categorie più svantaggiate [anziani, disabili, famiglie povere].
Resta fuori dal provvedimento l’80 per cento dei nuovi sfratti legati ai casi di morosità, un fatto che spiega meglio di ogni inchiesta sociologica l’incidenza negativa, sugli affitti, dei bassi salari e dei processi di precarizzazione del lavoro. Viene confermata la quota di 500 milioni di euro, proposta dal ministero della solidarietà sociale, per la ripresa di un programma nazionale sull’edilizia popolare. «Accogliamo con favore la notizia della proroga – si legge in un comunicato di Action–E’ una vittoria dei movimenti e delle amministrazioni municipali più responsabili. Il governo ha cambiato idea dopo che tre presidenti dei municipi di Roma hanno requisito 300 appartamenti. Ma la proroga è insufficiente perché esclude le morosità, che rappresentano la maggior parte degli sfratti: occorre il recupero del patrimonio sfitto e la realizzazione di alloggi popolari».






