L’intelligence italiana ha consegnato venerdì mattina ai parlamentari membri del Comitato per la sicurezza della Repubblica, la relazione annuale sullo stato della sicurezza in Italia. Nel documento, le due agenzie di intelligence italiane [Aisi per la sicurezza interna e Aise per quella esterna] hanno riassunto l’analisi delle «minacce»: niente di nuovo, in realtà, se non una maggiore enfasi sulle «potenzialità eversive» delle reti del crimine organizzato, in particolare la ‘ndrangheta calabrese, descritta come la «più pericolosa», per la sua capacità di permeare il tessuto produttivo e istituzionale. Rimane alto, secondo gli 007, il rischio di attacchi contro «civili e militari» italiani all’estero, in Libano e in Afghanistan. Più basso il rischio in Italia, dato che la Penisola sarebbe più che altro una «base logistica» per le reti jihadiste internazionali, soprattutto quelle maghrebine. Sotto la lente anche le «sacche di eversione» legate al malcontento sociale, nelle quali si starebbero riorganizzando i resti delle Br, ma dove anche pescano le sigle di estrema destra, capaci di infiltrarsi negli ambienti «ultrà» e di creare consenso attorno temi di «xenofobia e razzismo».






