Rendition: una storia vera di sparizione e tortura

Quello di Maher Arar è uno dei due casi italiani di «extraordinary rendition» di detenuti, ovvero il trasferimento illegale di presunti terroristi realizzato direttamente o indirettamente dalla Central intelligence agency [Cia], e la loro detenzione senza processo in prigioni segrete. Ingiustamente accusato di coinvolgimento in atti di terrorismo, Arar, cittadino canadese nato in Siria, è stato arrestato dalle autorità Usa a New York nel settembre 2002 e successivamente trasferito in Siria, dove ha subito 11 mesi di carcere e torture. Nel suo percorso verso la Siria, il volo segreto si è fermato nell’aeroporto militare romano di Ciampino, una notte dell’ottobre 2002, secondo i gruppi per i diritti umani. Il governo italiano ha ufficialmente negato questa circostanza.
L’anno scorso, il Canada si è scusato ufficialmente con Arar, e ha accettato di riconoscergli un indennizzo di nove milioni di dollari. La vera storia di Maher Arar ha ispirato il film «Rendition – Detenzione illegale», diretto dal regista sudafricano Gavin Hood e sostenuto da Amnesty international, da venerdì 29 febbraio nei cinema italiani.
«È un film importante, perché descrive in maniera realistica gli aspetti più inquietanti del fenomeno: scomparsa, impossibilità per i genitori della vittima di conoscere i fatti, smentite dalla politica, assenza di condanna chiara di una simile procedura, detenzione segreta, abuso, umiliazione, tortura, e violazione dei diritti umani fondamentali», riferisce Riccardo Noury, portavoce dell’ufficio italiano di Amnesty international.
Amnesty si aspetta che il film risvegli la consapevolezza del pubblico e aiuti a fare giustizia per tutte le vittime. Il film è stato presentato nei cinema internazionali nell’ottobre del 2007, ma secondo i distributori ha avuto più successo in Europa che negli Stati uniti. Il lancio in Italia ha già acceso il dibattito sulla connivenza del governo nei casi di consegne illegali. La complicità del paese è stata documentata da una commissione speciale nominata dal Parlamento europeo nel 2005, per indagare su casi di traduzione di prigionieri e imporre sanzioni a membri Ue che hanno violato i diritti umani in collusione con la Cia. Tra i paesi europei il cui coinvolgimento è documentato, ci sono Germania, Svezia, Spagna, Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Danimarca, Turchia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia e Romania. Dopo 12 mesi di audizioni e ricerche, la commissione ha stabilito che almeno 1.245 voli compiuti dalla Cia hanno attraversato lo spazio aereo europeo o hanno sostato in aeroporti del continente tra la fine del 2001 e la fine del 2005. La commissione ha chiesto al Consiglio d’Europa di ordinare un’indagine indipendente e, «ove necessario, imporre sanzioni a stati membri in caso di violazioni gravi e continuate». Secondo Claudio Fava, a capo della commissione, sarebbe necessario un supplemento delle indagini, che tuttavia appare difficilmente realizzabile. Fava ha detto a Ips di aver ripetutamente chiesto di riaprire l’inchiesta, ma ora, «dopo sei mesi di attesa, ho capito che il Parlamento europeo non ha alcuna intenzione di farlo, forse per evitare l’imbarazzo con alcuni paesi membri, come Portogallo, Germania, Gran Bretagna, e Italia – dove Maher Arar è stato interrogato prima di andare incontro ai suoi 11 mesi di tortura in Siria».
«I governi che hanno assecondato simili abusi devono assumersene la responsabilità» – ha aggiunto Fava – Alcuni di loro stanno facendo il possibile per evitare una nuova inchiesta, e dimenticare i risultati delle indagini dello scorso anno. Tuttavia, l’ammissione finale del governo britannico, che aveva ripetutamente negato di aver concesso alla Cia l’utilizzo di spazio aereo o territorio britannico per i voli segreti, conferma che tali abusi sono stati commessi con la complicità dell’Europa; dobbiamo fare il possibile per accertarci che questi eventi appartengono realmente al passato». Alla domanda se le detenzioni illegali siano davvero terminate, Fava risponde di non poter escludere il perdurare dei voli segreti, anche se «sono meno probabili rispetto al passato, perché oggi i sistemi illegali devono misurarsi con il controllo di una stampa libera e democratica, e dei gruppi per i diritti umani, e confrontarsi con una maggiore consapevolezza della gente».
L’Italia è stata protagonista di un altro caso molto noto di probabile detenzione illegale Cia. Abu Omar, religioso egiziano cui era stato concesso asilo in Italia, ed ex imam della moschea di Milano, è stato sequestrato nel 2003 a Milano da agenti della Cia, e trasferito in Germania e in Egitto, dove ha subito torture. Agenti segreti italiani, compreso l’ex capo dei servizi segreti militari, sono sotto processo per aver collaborato con la Cia. Un processo a Milano sta cercando di identificare eventuali altri complici. Sospeso per l’accusa del governo italiano di violazione del segreto di stato, il processo dovrebbe riprendere il 12 marzo.

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