Tenta il suicidio al Cpt di Modena, la Svizzera autorizza l'elettrochoc

Storie di ordinaria detenzione. Un cittadino maghrebino di 17 anni ha tentato di togliersi la vita all’interno del Cpt di Modena. E’ stato salvato dai compagni ed è stato trasferito al Centro di detenzione di Bologna. Daniele Giovanardi, fratello gemello di Carlo, responsabile della Misericordia modenese che ha in gestione il Cpt, alla Gazzetta di Modena racconta la sua storia. «Quando ce l’hanno portato ho capito subito che si trattava di un ‘ospite’ ad altissimo rischio – spiega senza scomporsi Daniele Giovanardi – Gli avevano ammazzato il fratello con un colpo di pistola alla schiena pochi giorni prima e nelle indagini la polizia è risalita subito a lui, che era clandestino. Di qui la scelta di mandarlo immediatamente a una visita psichiatrica al Policlinico per tutte le cure del caso. Appena entrato, anche lui ha detto come quasi tutti che si sarebbe ammazzato piuttosto che restare nella struttura» Ieri, nel corso della visita del Garante al Cpt di Bologna, il giovame ha ripetuto di essere minorenne. Ma si trova ancora detenuto.
In Svizzera, intanto al termine di un lungo dibattito, le due camere hanno approvato l’uso di pistole ad elettrochoc, i cosiddetti «taser», che potranno essere usati nelle operazioni di espulsione dalla Svizzera dei migranti. L’arma produce una scarica ad alto voltaggio (circa 50 mila volt) per circa cinque secondi, che immobilizza la persona colpita. Può essere usata a una distanza fino a 10 metri. Amnesty international ha duramente criticato la decisione del parlamento svizzero.

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