Il centro oncologico del Policlinico Umberto I rischia di chiudere

Rischia di chiudere i battenti il centro di prevenzione oncologica del Policlinico Umberto I, in Corso Vittorio Emanuele II. Qui le donne che devono sottoporsi a una mammografia o a una visita ginecologica non hanno bisogno di prendere appuntamento e dover attendere settimane. Arrivano, aspettano il loro turno e nell’arco di poche ore escono dal centro con la diagnosi. Sono circa una quarantina al giorno quelle che si sottopongono a mammografia, diverse decine quelle che fanno una visita ginecologica, ecografie e pap test.
Altre, invece, «si recano qui per sottoporsi a chemioterapia in regime di day hospital, perché in questa struttura – assicura Mario Rengo, direttore dell’unità operativa di medicina territoriale e prevenzione oncologica del Policlinico Umberto I – ci sono ben sette poltrone e una sala destinata esclusivamente a quest’uso». Ma anche spazi ad hoc per fare «piccoli interventi chirurgici a livello ambulatoriale, comprese asportazioni di noduli e bruciature di condilomi». Una struttura funzionante che avrebbe dovuto chiudere già il 30 settembre scorso quando, una lettera del direttore generale del Policlinico Umberto I Ubaldo Montaguti, indicava questa data come ultima per abbandonare l’edificio.
In realtà il centro, che rischia di trasformarsi in una sede di rappresentanza dei prorettori della Sapienza, ha perso già parte delle sue attività. Da un mese, infatti, «il centro di medicina nucleare – spiega Rengo – è stato smantellato. Così abbiamo perso parte del nostro ‘pacchetto mammella’». In altre parole, chi vuole sottoporsi a una visita nel centro di corso Vittorio si reca al terzo piano e qui attende il proprio turno. Se sottoponendosi a mammografia una donna scopre di avere un nodulo, fino a un mese fa poteva completare qui il suo processo di diagnosi. Oggi il quarto piano è stato chiuso di conseguenza gli esami passano al Policlinico Umberto I dove le pazienti rischiano di dover scontare le liste d’attesa che prima evitavano. Un danno che, oltretutto, ha ripercussioni anche su altre strutture capitoline.
Nel centro di medicina nucleare di Corso Vittorio, infatti, si eseguivano scintigrafie, ma anche test per la tiroide e altro ancora, per gli ospedali limitrofi, come ad esempio il Santo Spirito e il San Giacomo che non sono dotati di un centro di medicina nucleare. Oggi, dopo la chiusura del quarto piano, tutto passa per il Policlinico. Anche il terzo piano, quello dove si fanno le mammografie, visite ginecologiche, pap test, ecografie e chemioterapia, rischia di chiudere i battenti. C’e’ una delibera dell’università per farne una sede per gli uffici dei prorettori. Per ora, tuttavia, la struttura di prevenzione oncologia, o meglio parte di essa, è ancora al suo posto. Merito -di alcune donne che si sono mobilitate in sua difesa, e che hanno scritto una lettera al difensore civico di Roma per ottenere il suo sostegno. «Ma quel che chiediamo – spiega Rengo – è una comunicazione ufficiale, in cui ci venga garantito da Montaguti che resteremo al nostro posto». Intanto, nei mesi scorsi, Rengo ha incontrato l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia, il quale ha assicurato che nel caso fossero costretti ad abbandonare la sede di Corso Vittorio, si sarebbe impegnato a fornire loro uno spazio nel nuovo ospedale Regina Margherita. In caso contrario, i medici e il personale impegnati nella struttura nel cuore di Roma, sarebbero costretti a trasferirsi all’Umberto I dove, tuttavia, sarebbe difficile garantire lo stesso servizio, con visite e controlli in giornata. «Non ci siamo mai forniti di un servizio di prenotazione – spiega Rengo – perché non vogliamo in alcun modo che si creino liste d’attesa. Le donne che prendono appuntamento per sottoporsi a una visita di controllo spesso rinunciano, perché prese da altri impegni. Con questo meccanismo, invece, noi facciamo in modo che non si creino attese e che le pazienti si sottopongano immediatamente ai controlli. Visite, test e analisi che, spesso, salvano la vita».

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