Sono in sciopero dall’inizio di febbraio i migranti irregolari che raccolgono le olive a Jean, in Andalusia. L’astensione dal lavoro, messa in atto da 45 dei 200 iscritti al sindacato operaio migrante, ma lo sciopero sottoscritto da altre 2 mila persone, è motivata dal pessimo trattamento che subiscono questi lavoratori. Il 19 dicembre 2007 una sentenza del Tribunale costituzionale spagnolo ha dichiarato che l’articolo 11.2 della legge sull’immigrazione spagnola–varata nel 2000 dalla destra allora al governo – che proibisce lo sciopero per le persone prive di regolari documenti è in contrasto con la Carta fondamentale. «E’ un autentico sciopero contro il governo», ha spigato Jesus Hidalgo, del sindacato operaio migrante. L’obiettivo è quello di arrivare ad uno sciopero nazionale degli immigrati irregolari. Ma c’è di più. I migranti in sciopero stanno per inviare al Comitato per i diritti umani dell’Onu un documento in cui si denunciamo le condizioni nelle quali sono costretti dalla mancanza di documenti: dal trattamento economico [i lavoratori senza documenti arrivano ad essere pagati la metà dei colleghi], alle condizioni precarie di vita [alloggi insufficienti, mancanza di acqua e pasti caldi, ostilità diffusa].
Un rapporto «Immigrazione e crescita regionale», prodotto dalla fondazione di studi di economia applicata [Fedea], ha stabilito che in Spagna l’immigrazione ha contribuito per il 38 per cento all’aumento del Pil del paese nel periodo 2000-2006.






