La guerra di Graziano [contro i mendicanti]

Con il detto popolare «grucciate agli zoppi» si indicava un tempo l’accanimento dei potenti, dei cinici, dei prevaricatori contro i più deboli e perseguitati dalla sorte. Ebbene, sembra che tale espressione sia divenuta il motivo ispiratore dei ricorrenti interventi dell’Assessore Graziano Cioni, spacciati come iniziative a tutela di Firenze e dei suoi abitanti.
La guerra alla povertà si sta trasformando progressivamente, nell’azione di Cioni, connivente il Sindaco Domenici, in una «crociata» contro i poveri [«brutti, sporchi, cattivi, fastidiosi»].
Dopo i venditori ambulanti–i cosiddetti «abusivi»–sono venuti i lavavetri e si è passati, quindi, ai mendicanti «in posizione orizzontale». Si potrebbe cercare fin d’ora di individuare quali saranno i prossimi obiettivi: vi è solo l’imbarazzo della scelta fra i graffittari, i madonnari, i saltimbanchi, gli artisti di strada, i musicanti, i venditori di rose, coloro che chiedono l’elemosina, in qualunque posizione si pongano, le persone sedute sui gradini del Duomo [già una volta l’Assessore le ha avute nel mirino], i Rom, situati, sempre e comunque, all’ultimo gradino della scala sociale [ed al primo in quella dei «capri espiatori»]. A ciascuna di queste figure è possibile, infatti, attribuire atteggiamenti fastidiosi [di intralcio alla deambulazione, di offesa al decoro urbano, di inquinamento ambientale].
L’ostilità verso di loro, peraltro, ha radici antiche, negli «editti», o ordinanze, di molti secoli fa, quando si giungeva a fustigarli, perfino ad impiccarli, quei pericolosi «straccioni». Oggi non si arriverà certo a tanto, ma si potrebbe, forse, recuperare la gogna quale efficace strumento dissuasivo. Che bello spettacolo sarebbe! Da riprodurre magari in Piazza della Signoria, proprio nel punto dove venne bruciato Savonarola, con la possibilità di farlo diventare un’attrazione turistica.
Del resto, se una simile irreale prospettiva si realizzasse, non ci sarebbe da meravigliarsi troppo. Bush e soci, da tempo, hanno riabilitato la tortura, considerandola uno strumento indispensabile per combattere il terrorismo.
Cioni, naturalmente, non è il solo a scendere in campo per la sicurezza dei propri concittadini, anzi si ritrova con una notevole concorrenza sul piano del ricorso agli annunci «securitari».
Per restare abbastanza vicini, basti pensare a Cofferati a Bologna o a Gianassi nella confinante Sesto, i leghisti, in qualche modo, sembrano passati in seconda linea. Perciò è costretto ad inventare periodicamente qualcosa di nuovo – al fine di riprendere la leadership degli amministratori «sceriffi». Dei risultati, comunque, indubbiamente, li ha raggiunti [oltre a quello, prioritario, di alimentare i sensi di insicurezza, di paura, di ostilità verso gli emarginati e gli esclusi]. E’ riuscito a far andare ancora una volta Firenze sulle prime pagine dei giornali.
Diversi anni fa se ne parlava in tutto il mondo quale «città operatrice di pace», spazio d’incontro, di dialogo, d’accoglienza.
Oggi viene individuata, invece, come la capitale della guerra ai poveri, il luogo in cui si intende applicare in modo esemplare la direttiva «tolleranza zero». Eppure c’è un’altra Firenze che agisce quotidianamente su una diversa lunghezza d’onda, nella logica dell’inclusione e della solidarietà, e che non ha udienza a livello di governo. E’ tempo che la sua voce si alzi più alta e risuoni maggiormente del fragore delle grida «cioniane». Perché nel Palazzo, finalmente, si smetta di essere «forti con i deboli [e deboli con i forti».

Adem Beyzac, Moreno Biagioni, Sara Burberi, Piero Colacicchi, Silvia De Giuli, Milla De Piccolis, Christian De Vito, Ornella De Zordo, Pape M’Baye Diaw, Udo Enwereuzor, Roberto Ermanni, Giuseppe Faso, Alì Baba Faye, Mercedes Frias, Francesca Foti, Manuela Giugni, Tommaso Grassi, Lorenzo Guadagnucci, Salah Ibrahim, Assane Kebe, Cristiano Lucchi,Corrado Mauceri, Antonio Mereu, Alberta Mori, Francesco Mori, Demir Mustafà, Anna Nocentini, Luisa Petrucci, Anna Picciolini, Graziella Rumer, Nicola Solimano, Sandro Targetti, Riccardo Torregiani, Giacomo Triggiano, Marina Veronesi

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