«Signor Ferrara lei che è tanto bravo nel difendere i diritti dei feti ha invece chiamato liberatori gli americani che bombardavano in Iraq»: hanno fatto in tempo a pronunciare solo qualche frase le 2 donne che sono riuscite mescolarsi al pubblico presentatosi venerdì al Rosetum di Milano per assistere al comizio di Giuliano Ferrara. In un attimo sono state trascinate via dalla polizia, che le ha identificate. Fuori dall’auditorium, nel frattempo, un gruppo di manifestanti munite/i di prezzemolo intonava slogan e aspettava l’uscita dell’ingombrante direttore del Foglio. In mattinata il Ferrara-tour aveva raccolto fischi anche a Magenta. Domenica è stato, invece, il turno di Crema e Bergamo. In entrambe le città il «peso massimo» del fronte anti-abortista ha ricevuto un omaggio di uova, prezzemolo e ortaggi vari. A Bergamo si sono verificati tafferugli con la polizia. Nel frattempo l’idea della querela ai danni di Ferrara, lanciata da alcune femministe a Milano, si diffonde. Giovedì il movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto denuncerà il giornalista per diffamazione, molestie e diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico. Intanto la lista «aborto, no grazie» arriva in Sicilia. Si comincia oggi con Giarre, Acireale e Catania. Domani tocca a Palermo e Messina.






