I figli di Don Chisciotte

Non so se alle sette di questa mattina le quaranta tende appoggiate sul polveroso prato di piazza san Marco, proprio di fianco a palazzo Venezia, siano state prese a calci dalla polizia perché quelli che c’erano dentro l’avevano fatta troppo grossa, cercando di contrapporsi ai grandi costruttori romani e contemporaneamente all’inesorabile apparato elettorale che non fa prigionieri. Non lo so e non mi interessa. Ho sentito tante ragioni e tanti torti, nelle sei ore circa che ho passato a rincorrere prefetti e questori, commissari e rappresentanti politici, istituzioni e associazioni, ragioni e torti.
Non mi interessa perché domenica mattina, quando sono andata in via Ludovico Bragaglia, a due passi dal «monumento» alla modernità rappresentato dal centro commerciale Porta di Roma alla Bufalotta, ero piuttosto irritata con quelli del Blocco precario metropolitano che avevano occupato, seppure simbolicamente, appartamenti nuovi di zecca di uno dei tanti mega costruttori romani. Erano almeno quindici anni che a Roma non si «violava» la proprietà privata, ma la ragione della mia irritazione non era quella di aver trasgredito a un accordo non scritto. Era che fuori da quegli appartamenti di cinquantasette metri quadri, in palazzi né belli né brutti depositati nel deserto c’erano due umanità, molto contigue ma rese «nemiche» dalla disperazione: coloro che simbolicamente avevano inscenato l’occupazione per urlare la loro condizione e quelli che le case le stavano per acquistare, ipotecando il futuro a se stessi e ai loro figli, Due scommesse estreme, probabilmente ambedue destinate a perdere. Poi, man mano che la situazione si scioglieva e quando gli occupanti se ne sono andati in fila indiana e con le loro povere cose, e quando infine sono state tirate su quelle piccole tende a due passi da piazza Venezia, ho capito: erano i «Figli di Don Chisciotte» arrivati dalle sponde del Canal Saint Martin nel cuore di Parigi. E l’anno scorso nella città francese, oggi a Roma e poi ovunque, a fermarli non basteranno i sindaci, i commissari, i ministri, le elezioni del mondo intero.

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