Da quattro giorni Maria Ciuffi è in sciopero della fame. «Non sono più disposta ad accettare le parole del magistrato Antonio Giaconi, dopo che ho ottenuto tre perizie che dicono unanimamente che mio figlio Marcello Lonzi, prima di morire la sera dell’ 11 luglio 2003 in una cella del carcere di Livorno, dove stava scontando una breve condanna, è stato vittima di un’aggressione». Secondo la procura di Livorno Marcello, giovane con problemi di tossicodipendenza, sarebbe stato ucciso da infarto e le lesioni che furono trovate sul viso e sul corpo erano da attribuire alla caduta a terra causata dal malore. Maria dice invece che Marcello è stato vittima di un pestaggio da parte degli agenti della polizia penitenziaria e per questo ha aperto una lunga battaglia giudiziaria. «Le foto disponibili sono in contrasto con la ricostruzione degli eventi fatta dal pm. Le lesioni riscontrate al volto e le fratture costali non sono compatibili con la caduta al suolo di una persone colta da malore». Un caso, dunque, con molte analogie a quello di Aldo Bianzino, la cui famiglia ha incontrato più volte Maria Ciuffi.
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