È un Giuliano Ferrara in versione queer quello che si appresta a concludere la campagna elettorale oggi a Roma, presso il cinema Holyday [ore 18.30]. «Io sono una donna!», ha dichiarato un Ferrara particolarmente frizzante a Liberazione, sfidando gli anatemi della Chiesa che solo 10 giorni fa ha ribadito, con le parole del cardinal Lozano, che «non si può cambiare l’uomo in donna e viceversa». Intanto dalle pagine del Foglio l’infaticabile elefantino lancia stoccate in tutte le direzioni [ma con affetto, che il buon umore non deve mancare mai]. A Rosy Bindi che parla di libertà di aborto, al Manifesto che lo «mazzola», a Berlusconi che si rifiuta di «cedergli» voti, a quelle/i che lo hanno contestato [perché si sentono in colpa, come Ferrara ha «rivelato» a Liberazione]. E infine al «giornalista collettivo», che è uno «scemino» perché chiama contestazioni le «aggressioni subite» dai suoi comizi. Intanto a Roma si prepara il «benevenuto» al comizio di Ferrara. Così va meglio?






