Secondo un nuovo rapporto di Amnesty international pubblicato oggi, nel 2007 sono state eseguite 1252 condanne a morte in 24 paesi e altre sono state segretamente uccise in paesi come la Cina, la Mongolia o il Vietnam. Sono state inoltre emesse almeno 3347 sentenze capitali in 51 paesi. Si stima che nei bracci della morte del mondo si trovino circa 27.500 prigionieri in attesa di esecuzione.
L’88 per cento delle esecuzioni note sono concentrate in cinque paesi: la Cina, l’Iran, l’Arabia saudita, Pakistan e gli Usa. L’Arabia saudita ha il più alto numero di condanne a morte eseguite pro-capite, vengono poi Iran e Libia. Le esecuzioni confermate in Cina sono state almeno 470: la cifra più alta in assoluto, anche se Amnesty International ritiene che il totale effettivo sia stato senza dubbio maggiore.
La Cina, il primo paese del mondo per numero di esecuzioni, considera la pena di morte un «segreto di Stato». I visitatori di Pechino 2008 possono solo immaginare il numero delle persone uccise per mano dello Stato, conosciuto con esattezza soltanto dalle autorità cinesi.
«L’uso segreto della pena di morte deve cessare. Il velo che avvolge la pena di morte deve essere sollevato. Molti governi dichiarano che le esecuzioni hanno il sostegno dell’opinione pubblica che, proprio per questo, ha il diritto di conoscere ciò che viene fatto in suo nome», ha commentato Amnesty International.






