I tibetani protestano a Nuova Dehli, tappa lampo per la torcia

Com’era prevedibile la tappa più calda del «viaggio dell’Armonia» della fiaccola olimpica dopo Londra e Parigi è stata Nuova Delhi. Dopo aver attraversato un Pakistan blindato, la fiaccola olimpica è arrivata oggi nella capitale indiana tra imponenti misure di sicurezza. Appena toccato il suolo indiano la torcia è stata trasferita subito in una base delle Forze armate dove è rimasta fino al passaggio per le vie della città, lungo un percorso ridotto a un terzo del previsto.
L’India è il paese che ospita dal 1959 il governo del Dalai Lama in esilio a Daramashala e con lui oltre 100 mila tibetani. Inutile l’appello del capo spirituale dei tibetani a manifestazioni «non-violente» per evitare imbarazzi al governo indiano. Gia dall’arrivo della fiaccola nella notte all’aeroporto di Nuova Delhi, ci sono stati le prime proteste da parte di una cinquantina di manifestanti tibetani dinanzi al consolato cinese di Mumbai.
Come ormai consuetudine il percorso della fiaccola va di pari passo con le repressione. Sono almeno 180 gli attivisti fermati, secondo quanto hanno riferito fonti della polizia. Da questa mattina a Nuova Delhi sono schierate 15 mila poliziotti affiancati da mille agenti della Cisf, le forze speciali dell’esercito. Già dall’alba di oggi la polizia indiana ha effettuato numerose perquisizioni e fermato diverse persone.
Alle 12.30 ora italiana si è svolta quella che gli esuli tibetani in India hanno definito la «vera corsa a Nuova Delhi». Duemila manifestanti pro-Tibet hanno dato il via a una staffetta olimpica in concorrenza a quella ufficiale che alle alla stessa ora si teneva nella capitale indiana. Un corteo condotto da monaci buddisti e da attivisti vestiti di giallo, molti avvolti nella bandiera tibetana rossa, blu e gialla, ha lasciato il mausoleo del Mahatma Gandhi, portando una torcia che simboleggiava la lotta per «la libertà del Tibet». Ai tibetani si sono aggiunti anche alcuni deputati, scrittori e lavoratori nel sociale indiani. Hanno dato la loro adesione la scrittrice e pacifista Arundhaty Roi e alcuni leader del partito indù-nazionalista del Bjp, tra cui l’ex ministro degli esteri Jashwant Sinha e l’ex ministro della difesa George Fernandes.
Si allunga anche la lista dei tedofori «obiettori». Dopo il calciatore buddista Bhaichung Buthia e l’ex superpoliziotta Kiran Bedi, anche la star del cricket Sachin Tendulkar ha comunicato al Comitato olimpico Indiano la sua assenza nella squadra dei tedofori.
La Cina, sempre più insofferente alle proteste internazionali, ha rinunciato a riaprire il primo maggio il Tibet ai turisti, come aveva annunciato. Lo ha riferito il direttore dell’Ufficio del turismo a Lhasa:«Le condizioni non sono ancora mature», ha detto. Probabilmente l’accesso ai turisti sarà rinviato a dopo le Olimpiadi.
Anche le principali associazioni alpinistiche francesi si schierano in difesa del Tibet e contro la volontà di Pechino di far arrivare la torcia olimpica in vetta all’Everest. Per primo il Ghm il Groupe de Haute Montange, che sul suo sito ha definito l’ascensione organizzata dai cinesi come «contraria ai principi etici dell’alpinismo» e ha invitato «tutti gli alpinisti e le organizzazioni alpinistiche del mondo a coalizzarsi contro la salita cinese dell’Everest, programmata in occasione delle Olimpiadi».
In risposta al boicottaggio francese sta per partire la campagna cinese di contro-boicottaggio alle aziende francesi. Il loro motto è «Fuck France, Fuck Old EU». L’obiettivo più a rischio è la catena di ipermercati Carrefour. In un blog si legge: «Avete fatto della Cina il vostro nemico, Ok, la cina diventerà vostro nemico». L’azienda ha più di 100 punti vendita in tutto il territorio cinese e ci sono già state delle manifestazioni davanti alcuni negozi. Fra le altre compagnie francesi i possibili target delle proteste ci sono l’azienda cosmetica L’Oréal, accusata anche di aver promosso attraverso il brand Body Shop il tour australiano del Dalai Lama, e il gruppo di Louis Vuitton.

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