Vengono dal Sudan, dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Costa d’Avorio le 22 persone che a Parma sono ancora in attesa di una soluzione abitativa stabile. Sono rifugiati e beneficiari di protezione umanitaria – secondo le normative nazionali e internazionali dovrebbero ricevere tutela ed assistenza–ma nonostante le proteste portate avanti dalla rete cittadina «Dormire fuori», le istituzioni non si sono ancora fatte carico della situazione. Venerdì scorso la rete aveva inviato una lettera a comune e prefettura di Parma per denunciare la situazione di precarietà assoluta vissuta da queste persone. Due settimane fa la chiusura del dormitorio «Padre Lino», allestito dalla Caritas per ospitare i senza fissa dimora nei mesi più freddi, li ha lasciati in mezzo alla strada. La situazione non è nuova «Non si può più parlare di emergenza – ha spiegato Alberto Marzucchi della Rete Dormire fuori, a L’Informazione di Parma–due dormitori comunali sono insufficienti». L’unica struttura che ha offerto loro un tetto provvisorio è stata la parrocchia, che da lunedì ha aperto alle 22 persone le porte della chiesa di Santa Cristina durante la notte. Un’altra soluzione, anche questa provvisoria, si è profilata mercoledì. La Caritas ha messo a disposizione alcuni posti letto in vari dormitori, ma si tratta ancora di una soluzione emergenziale.






