La fiaccola in Thailandia. I buddisti protestano in Giappone

La fiaccola olimpica prosegue il suo «viaggio dell’Armonia» attraverso i cinque continenti, lasciando dietro di sé una lunga scia di proteste e arresti. Ieri si è lasciata alle spalle l’India, con un bilancio di 180 arresti di simpatizzanti tibetani. Stamattina il simbolo delle Olimpiadi cinesi è atterrato a Bangkok, in Thailandia. Anche in questo caso la città si presenta blindata da migliaia di poliziotti. La torcia al suo arrivo è stata portata in un lussuoso albergo dove ha ricevuto il benvenuto ufficiale dei sovrani del Regno.
Nuovi problemi però si intravedono già per le prossime tappe del percorso. L’ultima spallata viene dal Giappone dove la torcia arriverà Il 26 aprile. A Nagano i monaci del tempio buddista Zenkoji, che doveva essere punto di partenza della fiaccola, hanno comunicato che non intendono più far passare la torcia dal loro tempio per protestare contro la repressione in Tibet. «Sentiamo profondamente di essere gli stessi buddisti dei tibetani», ha dichiarato un monaco del tempio Zankoji ad un’agenzia di stampa.
«La situazione è cambiata molto da quando abbiamo accettato l’offerta», è stato il commento piccato di uno dei funzionari del tempio.
Proprio ieri infatti oltre 100 fra monaci e laici di etnia tibetana sono stati arrestati dopo le proteste avvenute nella provincia occidentale cinese di Qinghai. Tutto è cominciato domenica con l’arresto di tre monaci buddisti che avevano partecipato ad una marcia per la pace. Ieri, altri monaci del monastero di Rong Gonchen e molti laici sono stati arrestati dopo una manifestazione per la scarcerazione dei tre religiosi.
Continua anche il boicottaggio occidentale da parte della Cina. Oggi il sito web della Cnn è inaccessibile dalla Cina, dopo che il governo del Paese ha protestato formalmente per alcune affermazioni di un commentatore della rete.

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