L’assessore all’urbanistica della giunta Cofferati è stato lapidario: «Per noi il progetto non esiste più». Il progetto è quello della nuova moschea di Bologna che dovrebbe sorgere nel quartiere San Donato. Nei mesi scorsi sembrava che l’accordo fosse fatto, ma è saltato tutto perché, secondo Meroli, «non ci sono interlocutori affidabili». Il comune aveva posto due condizioni, che derivavano da un ordine del giorno di Alleanza nazionale. La prima era che l’ente di cultura islamica avrebbe gestito la nuova moschea doveva costituirsi come fondazione, considerata la forma giuridica più «trasparente» per controllare i fondi. La seconda era che non avrebbe dovuto aderire all’Unione delle comunità e organizzazione islamiche in Italia, l’Ucoii, la principale organizzazione musulmana «di base» in Italia. E questo perché l’Ucoii ha deciso di non aderire al cartello di associazioni musulmane promanato dalla consulta per l’Islam creata nel ministero dell’interno da Giuliano Amato. Il problema, quindi, è politico. Al posto della fondazione, la comunità musulmana bolognese stava pensando a una Onlus o una forma associativa meno costosa. Per la seconda condizione, poi, Daniele Paracino, vicepresidente del centro islamico bolognese, è stato chiarissimo: «I rapporti con l’Ucoii non hanno nulla a che vedere con il progetto».






