Escono oggi sulla Gazzetta Ufficiale le nuove linee guida per l’applicazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Le nuove direttive estendono la possibilità di accesso alla fecondazione in vitro anche alle coppie all’interno delle quali l’uomo sia portatore di una malattia sessualmente trasmissibile [Hiv, epatite B o C]. Questi casi vengono assimilati all’infertilità della coppia – unica motivazione per cui si può ricorrere alla pma–dal momento che impediscono rendono i rapporti non protetti a rischio di contagio. La possibilità di accedere alla procreazione assistita rimane, dunque, limitata, anche se le maglie previste dalla legge si allargano. Le nuove linee guida prevedono anche l’eliminazione del divieto di diagnosi pre-impianto. Una sentenza del Tar del Lazio, sollecitata da alcune associazioni [tra le quali Madre provetta] aveva già annullato le linee guida del 2004 perché limitavano la possibilità di indagine sugli embrioni fecondati a quella di tipo «osservazionale». La sentenza del Tar, risalente allo scorso ottobre, aveva anche sollevato un dubbio di costituzionalità sulla legge 40. Il tribunale amministrativo aveva chiesto alla Corte costituzionale di valutare se l’obbligo di impianto di tutti e tre gli embrioni che la legge consente di produrre ed il divieto della loro crio-conservazione, fossero in contrasto con gli articoli 3 [parità di trattamento] e 32 [tutela della salute] della Costituzione. Resta comunque in piedi l’impianto fondamentale di una legge che conferisce soggettività giuridica all’embrione e nega la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita a chi non è in un coppia stabile ed eterosessuale.






