Negli ultimi 4 anni, in Campania, è raddoppiato il numero dei medici che si dichiarano obiettori di coscienza. Sono l’83 per cento, per la precisione, il tasso più alto in Italia, dove la percentuale di obiettori è 69.2 per cento. «In realtà la legge 194 non è mai stata applicata del tutto. Qui da noi, così come nel resto d’Italia. La rete di assistenza alle donne deve essere ancora realizzata», spiegava qualche settimana fa Giovanni di Minno, direttore generale della asl Napoli1, commentando i dati del rapporto annuale sull’applicazione della legge 194. Non desta, dunque, grande sorpresa la scoperta di un fiorente mercato legato agli aborti clandestini. È stato un ginecologo napoletano a far partire l’inchiesta lo scorso febbraio. Una rete di ambulatori privati [e qualche struttura pubblica] pratica aborti a pagamento risolvendo il problema delle infinite liste di attesa. Le tariffe andrebbero dai 2 mila ai 4 mila euro per un intervento. Le liste di attesa per un’interruzione di gravidanza – in una regione con una percentuale di obiezione di coscienza così alta – rischiano spesso di rendere complicato rispettare i limiti di temporali imposti dalla legge 194. Questa situazione lascia campo libero alle speculazioni: «il settore è fiorente perché i privati giocano sulle inadempienze di tanti ospedali campani che non attivano il servizio» racconta in un’intervista a «il Mattino» il ginecologo partenopeo, che vuole restare anonimo per paura di ritorsioni.






