È passato poco più di un mese da quando i No Dal Molin sono stati a Ravenna nella sede della Cooperativa muratori e cementisti [Cmc], vincitrice insieme al Consorzio cooperative costruttori [Ccc] dell’appalto per la costruzione della nuova base militare americana a Vicenza. Ed ora tocca alla seconda «coop rossa» confrontarsi con i vicentini contrari alla base, che oggi sono andati alla Ccc di Bologna, per la seconda azione della campagna «Boicoop», come è stata chiamata dai presidianti.
L’iniziativa di oggi si è costruita nelle settimane, confrontandosi con i movimenti bolognesi e cercando un appoggio reciproco. Domani 15 maggio, infatti, si terrà a Bologna il processo per il «warstopping», il blocco dei treni avvenuto il 20 marzo 2003, per lo scoppio della guerra in Iraq. In quella occasione, più di 10 mila persone invasero la stazione centrale di Bologna, violando il blocco della polizia e impedendo la circolazione dei treni diretti verso la Turchia carichi di mezzi militari. Quell’iniziativa è diventata un momento molto significativo per tutti i movimenti che rifiutano le logiche di guerra e si oppongono alla militarizzazione dei territori, e per questo i vicentini, insieme ai bolognesi, hanno deciso di unire le proprie forze nel denunciare ancora una volta queste contraddizioni.
«Vogliamo tornare a ribadire che la cooperazione è altro rispetto ai profitti – così dicevano ieri i No Dal Molin dal Presidio – Andiamo al Ccc per parlare con le persone che lavorano in quello stabile, per chiedere se sono disposti ad andare contro la volontà dei cittadini, assecondando le logiche di guerra. E vogliamo chiedere se sono disposti a far sgomberare la comunità vicentina contraria alla base, perchè il movimento sarà presente al momento dell’inizio dei lavori».
Questa mattina i vicentini sono partiti con un pullman per raggiungere Bologna, dove il «Coordinamento Imputati contro la guerra» ha lanciato un’azione di appoggio all’iniziativa dei No Dal Molin. Si sono incontrati alle 11,30, in via Emilio Lepido 182, davanti alla sede del Ccc. Ad accoglierli c’era un dirigente della Ccc a cui è stato consegnato un maxi assegno simbolico di 340 milioni di dollari firmato da Bush. A questo gesto il dirigente ha risposto: «Non rinunceremo mai ai dollari» per la realizzazione della base militare statunitense. «Quel che conta per noi è dare lavoro ai nostri soci», ha poi aggiunto negando poi di aver convocato un incontro con i lavoratori della cooperativa «a suo dire favorevoli alle linee guida da lui esposte», hanno detto i No Dal Molin.
L’iniziativa continuerà per i bolognesi anche questa sera, con un corteo cittadino che partirà alle verso le 17 da piazza Verdi, in solidarietà ai 47 attivisti imputati per «interruzione di pubblico servizio» per il blocco della stazione di Bologna del 20 marzo 2003.
«La giornata del 14 maggio – si può legge nel comunicato del coordinamento – oltre a esprimere la solidarietà con le 47 persone indicate dalla procura di Bologna come uniche responsabili dei fatti del 2003, si colloca dentro un nuovo modo di opporsi alla guerra che parte dai territori». Dopo l’iniziativa davanti al Ccc «il pomeriggio l’appuntamento è in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria, luogo simbolico per l’attuazione delle logiche securitarie e della militarizzazione nelle piazze delle nostre città e in questi giorni preso di mira dal nuovo squadrismo delle ronde cittadine».
Il movimento contro la guerra ha ancora molto da dire. Ad esempio il 2 giugno a Napoli, città invasa da strutture militari, dove il «Comitato pace, disarmo e smilitarizzazione della Campania» ha organizzato una manifestazione nazionale «contro le basi militari e contro la guerra permanente».
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