Non è la prima volta che succede. L’ultimo tentativo di cacciare le prostitute, in particolare le prostitute trans, dal centro storico di Genova, tra i vicoli intorno a piazza del Campo, risale al 2006. La tecnica, attuata questa volta da Marta Vincenzi [Pd] è la stessa: verificare l’abitabilità degli appartamenti dove le prostitute lavorano, per avere una «scusa» per cacciarle. Ma le prostitute non ci stanno e da oggi scendono in sciopero, mentre si preparano ad andare a protestare davanti alla sede del municipio, Palazzo Tursi. «Non ci siamo mai fatte sentire. Ma adesso è arrivato il momento. Se ci cacciano finiremo sulla strada noi e anche molte straniere che lavorano qua: altro che risanamento», spiega al «Secolo XIX» Martina. Al quotidiano genovese le scioperanti spiegano che il quartiere «senza di noi sarebbe condannato allo spaccio e alla delinquenza comune».
Mentre a Genova le prostitute scioperano, a Barcellona si conclude la diciannovesima conferenza internazionale per la riduzione del danno, durante la quale si è parlato di droga e prostituzione. L’International sex worker harm reduction caucus ha presentato un documento nel quale – tra le altre cose–si raccomanda il coinvolgimento dei/delle sex worker in tutte le politiche che li/le coinvolgono: è l’unico modo – si legge–«per combattere lo stigma e la violazione dei diritti».






