Domenica sera, ore venti. Nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, un uomo di 35 anni, spara alla sua ex- moglie, uccidendola e ferisce il suo nuovo compagno. Poco dopo l’omicida si è consegnato alla polizia. Non è «un immigrato», non è uno sbandato. Anzi, è uno di quelli che la «sicurezza» la garantisce: di mestiere fa la guardia giurata. L’arma con cui ha compiuto quello che l’agenzia Adnkronos definisce un «delitto passionale» era la pistola d’ordinanza. Gli era stata sequestrata due mesi fa dai carabinieri in seguito alla denuncia dell’ex moglie. A marzo scorso la donna aveva denunciato i comportamenti violenti dell’ex-marito. Ma l’autorità competente, dopo ulteriori accertamenti, aveva riconsegnato l’arma alla guardia giurata.
Sabato sera, questa volta a Lucca, una ragazza conosce un ragazzo in una discoteca. Alla fine della serata decide di accompagnarlo a casa, ma fa guidare a lui la sua macchina perché è stanca. Durante il tragitto si addormenta, e quando si sveglia è sull’autostrada in direzione Roma. Quando prova a protestare viene picchiata. La polizia riesce a fermare l’uomo grazie alle segnalazioni della stessa donna, che manda di nascosto sms ai genitori. «Donna tranquilla, appassionata del ballo, senza grilli per la testa», la definisce il Corriere della sera on line, tenendo a specificare che non se l’era cercata.
È di oggi la notizia di un’indagine aperta dalla procura locale in un paesino in provincia di Lucca nel 2004. Una ragazza di 14 anni era stata trovata, durante la notte di Pasqua da alcuni agenti, semi-svestita, dentro una macchina insieme a quattro ragazzi. Lei chiede di non dire subito la cosa alla madre perché si vergogna. Da lì parte un’indagine che ricostruisce poco meno di un anno di violenze fisiche e psicologiche, di minacce, ricatti e insulti ad opera di un grandissimo numero di coetanei della ragazza. All’inizio gli indagati sono ottanta, poi si passa a ventitre. La ragazza si vergogna, spiega che era «tollerante», che «perdonava», come racconta la Repubblica on line. Tutto comincia con un invito al fiume – nel giugno 2003 – da parte di un ragazzo. Sul luogo li aspettano altri ragazzi a cui in breve se ne aggiungono altri ancora. Le dicono di fare sesso con ciascuno di loro, assillandola e sfidandola a dimostrare la «propria abilità» davanti ad una telecamera. Proprio come faceva – secondo quanto riportato dai giornali venerdì scorso – con una ragazza di tredici anni un ventenne palermitano, che incitava la tredicenne a farsi fotografare in pose erotiche, per poi spedire in giro le foto via cellulare. Sulla riva di quel lago in provincia di Lucca la ragazza ha dovuto accettare. E non c’è bisogno di spiegare perché. Con il filmato prodotto molti ragazzi la hanno ricattata – dicendole che lo avrebbero mostrato ai genitori – altri la hanno spinta ad avere rapporti sessuali con loro in cambio di un aiuto per riprendersi il filmato. Spesso le violenze sono state di gruppo. La quattordicenne era diventata per i ragazzi del paese «quella facile», «quella che ci sta», quella che «fa tutto». Un oggetto. Lo devono aver pensato anche di Lorena, gli adolescenti – tutti suoi conoscenti, uno di loro il fidanzato della quattordicenne – che la hanno violentata e uccisa a Niscemi qualche giorno fa.
Fatti di cronaca? Non più della morte di un operaio sul lavoro. Né una morte bianca né la violenza di un uomo su una donna sono fatti episodici, isolabili dalle migliaia di altri casi a cui sono accomunati da un filo conduttore. La prima causa di morte per le donne in tutto il mondo è la violenza di un uomo, per lo più un uomo vicino: compagno, marito, ex-marito. E allora perché relegare le violenze sulle donne tra i fatti di cronaca – che questo giornale non tratta – e parlare, invece, delle morti sul lavoro?
Si tratta di tragiche conseguenze di un vuoto di valori? La violenza di questi uomini è stata mossa da una visione proprietaria delle donne e dei loro corpi, da un sessismo che non è meno forte né più «generico» dell’odio per il diverso, del fascismo o del razzismo che muove e ha mosso le mani di tanti in Italia. Particolarmente nell’ultimo periodo. E allora perché non dedicargli spazio e analisi?






