Nella notte tra il 24 e il 25 maggio 2002, Kassim Britel, cittadino italiano di origine marocchina, veniva caricato su un aereo della Cia, in Pakistan, per essere trasferito in una prigione segreta in Marocco. Il momento forse più terribile di una odissea giudiziaria di cui non si vede ancora la fine, nonostante la mobilitazione di associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, parlamentari italiani ed europei, mezzi di comunicazione, organizzazioni musulmane. In Marocco, Kassim è stato condannato dopo un processo farsa a nove anni di carcere e si trova nel carcere marocchino di Oukasha, dove con altri detenuti per motivi politici sta conducendo dal 31 marzo uno sciopero della fame. Nella protesta dei detenuti islamisti, che chiedono condizioni di detenzione in linea con gli standard internazionali, Kassim conduce la sua battaglia perché, in ossequio alla sua provata innocenza – stabilita da una richiesta di archiviazione della magistratura italiana che aveva avviato su di lui le indagini che hanno portato alla rendition e alla condanna in Marocco – possa essere finalmente scarcerato.
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