Sembra già esaurito l’avvio in sordina del «sindaco di tutti», Gianni Alemanno. Nel giro di poche settimane, le aggressioni xenofobe e fasciste contro migranti, trans, gay e studenti, hanno cambiato radicalmente il clima nella città. Qualcuno, alla destra della destra di governo, ha deciso di giocare subito tutte le carte per occupare lo spazio politico aperto da una campagna elettorale centrata sull’«allarme sicurezza».
In questo clima, la proposta del sindaco di intitolare una strada a Giorgio Almirante – segretario del Movimento sociale, ex repubblichino, redattore del giornale La difesa della razza – si presenta con una tempistica perfetta.
I [post] camerati di Azione giovani hanno subito preso la palla al balzo e, nella notte di ieri, hanno ribattezzato piazza Bologna con una targa in ricordo di Almirante. Reazioni flebili da parte dei dirigenti del Partito democratico, abbagliati dalla promessa bipartisan di Alemanno di intitolare alcune strade anche a Berlinguer, Craxi e Fanfani. Immediata, invece, la reazione della comunità ebraica: «Conservo a casa i documenti della Difesa della razza di cui Almirante era direttore – ha detto Riccardo Pacifici presidente della Comunità di Roma – È stato complice di un regime tiranno che ha portato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei. Credo non meriti di essere ricordato». Ma la vicenda rischia di diventare un boomerang per il neo sindaco: questa mattina Gianfranco Fini ha definito «vergognose le parole scritte da Almirante sulla razza», mettendo forse una lapide definitva sulle velleità di Alemanno.






