Non si placano le polemiche attorno alla vicenda dell’aggressione fascista di martedì 27 maggio, organizzata da quattro militanti di Forza nuova ai danni di alcuni studenti della Rete per l’autoformazione. Dopo l’intervista di ieri al Corriere della sera del preside della facoltà di lettere, Guido Pescosolido, stamane i collettivi hanno respinto l’accusa di aver sequestrato il docente nella sua stanza. «Nessun sequestro e nessun pugno alla porta, ma un modo per battere il tempo di uno slogan», hanno detto gli studenti.
La Rete per l’autoformazione contesta punto per punto la versione dei fatti di Pescosolido. «Stavamo solo urlando ‘dimissioni, dimissioni’, a mo di slogan, battendo il tempo sulla porta della presidenza – ha raccontato Vanessa, rappresentate della Rete – Se oggi, in Italia, questo vuol dire sequestro di persona è la dimostrazione che si possano mettere alla stessa stregua aggressori e aggrediti». Secondo la studentessa, «il preside è uscito dopo cinque minuti scortato dalla polizia in borghese ma, in realtà, nessuno gli si è avvicinato. Gli abbiamo solo urlato ‘vergogna’. La giornata di ieri – ha concluso – si è svolta in modo tranquillo: è Pescosolido che, con le sue dichiarazioni, alimenta un clima di tensione. Noi ci muoviamo in un altro senso».






