«Lo svuotamento di Regina Coeli non l’ho chiesto io, non me ne frega nulla e non mi serve». Marcello Fulvi, questore di Roma, ha usato uno stile tutt’altro che istituzionale per rispondere ai giornalisti che gli chiedevano dello spostamento di circa duecento detenuti del carcere di Regina Coeli per far posto ad eventuali fermi, legati a possibili disordini e contestazioni durante la visita di Bush a Roma. La notizia ha fatto il giro del mondo e ha sollevato dubbi e critiche sulla gestione dell’ordine pubblico da arte del governo italiano. A rendere noto lo spostamento è stato, la scorsa settimana, il garante regionale del Lazio dei detenuti Angiolo Marroni. Il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, ha precisato che «quasi tutti i 200 detenuti ‘deportati’ in giro per l’Italia sono in attesa di condanna definitiva. Il 50 per cento è straniero e la maggior parte di questi romeni». Gonnella ha definito il provvedimento del governo «un atto che fa paura perché non si capisce cosa debba succedere a Roma con l’arrivo del presidente degli Usa». Questa mattina, una ventina di attivisti del Patto contro la guerra ha promosso una conferenza stampa davanti l’entrata del carcere di Regina Coeli per denunciare “il clima di guerra prodotto dal governo Berlusconi” e presentare il corteo di mercoledì 11, alle 17, da piazza della Repubblica.






