Tutto è [ri]-partito dalla proposta di un referendum per abolire alcune parti della legge Merlin. Daniela Santanchè, leader della Destra, ha depositato in Cassazione, qualche settimana fa, alcuni quesiti referendari che potrebbero riaprire la strada alle case chiuse. Nel frattempo il tema della prostituzione è stato assimilato al dibattito sulla «sicurezza». Sono di qualche settimana fa le scene di «caccia» alle prostitute trans del quartiere prenestino a Roma, trasmesse dal Tg1 per documentare «l’insofferenza dei cittadini» per i «supermercati del sesso». La settimana scorsa è prontamente arrivata l’idea di un emendamento al decreto legge sulla sicurezza dedicato alla prostituzione, presentato da Carlo Vizzini e Filippo Berselli. L’emendamento dovrebbe estendere una legge del 1956 inserendo chi si prostituisce tra i soggetti «pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità». Tra i «soggetti pericolosi», tanto per dare un’idea della legge, ci sarebbero gli oziosi e i vagabondi abituali, coloro che diano «motivo di ritenere che siano proclivi a delinquere», «coloro che svolgono abitualmente attività contrarie alla morale pubblica e al buon costume». Tutte queste «categorie» di persone possono essere diffidate dal questore e allontanate con il foglio di via. In caso di mancato allontanamento si prevede l’arresto fino a sei mesi.
Dopo l’annuncio dell’emendamento sulla prostituzione si è scatenato il dibattito. Alla proposta di Berselli ha risposto anche il Comitato per i diritti civili delle prostitute. «Stanno riproponendo la norma che era del Codice Rocco, roba fascista degli anni ’30. Usata dopo la chiusura dei bordelli per punire le prostitute che la legge Merlin rendeva non punibili – scrive Pia Covre, presidente del Comitato -La cosa certa è che alimentano un clima di rifiuto sociale e di stigma verso le prostitute, esponendole al rischio di rappresaglie e di maggior sfruttamento». Il ministro degli interni Maroni si è, nel frattempo, dichiarato contrario all’inserimento della misura nel decreto legge sulla sicurezza e scettico sull’allontanamento delle prostitute. «Credo che bisognerebbe creare dei quartieri a luci rosse [..] in questo modo si garantisce il controllo sanitario e si tutelano i cittadini», ha dichiarato al Corsero, accennando – ma senza approfondire – ai controlli medici obbligatori per le prostitute che la legge Merlin ha vietato. Questa mattina un vertice di maggioranza ha stabilito che l’emendamento sulla prostituzione sarà spostato dal decreto legge al disegno di legge sulla sicurezza. Ma nel frattempo la ministra per le pari opportunità Mara Carfagna, in un’intervista su Repubblica, si è dichiarata contraria al foglio di via per le prostitute. «Così si colpisce solo l’anello più debole e non si affronta il problema alle radici», ha dichiarato Carfagna. L’obiettivo rimane comunque quello di «togliere la prostituzione dalla strada» multando clienti e prostitute [e «viados», come la ministra definisce le prostitute transgender], cosa su cui molte associazioni che si occupano di prostituzione non sono d’accordo, dato che renderebbe difficile raggiungere le vittime di sfruttamento. «Non sono contraria a chi vuole prostituirsi per scelta purchè in case isolate, in modo da non dare fastidio agli altri condimini», dichiara ancora la ministra, che prevede la possibilità di favorire la costituzione di cooperative di prostitute. «Siamo ovviamente contrarie alle multe e all’obbligo di esercitare la prostituzione in case isolate, ma in mezzo a questo clima di criminalizzazione delle prostitute la proposta delle cooperative mi sembra almeno l’apertura di un dialogo, di cui c’è grande bisogno», dice Pia Covre. Nel frattempo, si legge nel blog http://femminismo-a-sud.noblogs.org, nel dibattito pubblico si insinua « il fantasma della offesa alla morale pubblica che decapita prostitute, gay senza giacca e cravatta al Pride e donne che fanno sesso senza fini riproduttivi».






