Dopo il caso della strage di Erba, gli organi di autogoverno dei giornalisti italiani avevano ricevuto una lettera dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati che sollecitava una maggiore cautela nel trattare i temi legati all’immigrazione nonché un uso più cauto dei termini suscettibili di una connotazione negativa: «clandestino» o «extracomunitario», per dirne due molto in voga negli ultimi mesi. La lettera ha prodotto una riflessione, sia nel sindacato, la Federazione nazionale della stampa italiana [Fnsi] che nell’Ordine dei giornalisti. Il risultato è la Carta di Roma, approvata ieri dal consiglio nazionale dell’Odg. La Carta, un documento deontologico ufficiale, invita i cronisti a «adottare termini giuridicamente appropriati», a «evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte» e «comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati». Basterà?
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