Il 15 maggio scorso la Corte Suprema della California ha sentenziato che precludere la possibilità di sposarsi alle coppie dello stesso sesso viola la costituzione degli Stati uniti. In questo modo ha invalidato le due leggi che vietavano alle coppie gay e lesbiche di sposarsi. Gruppi conservatori e associazioni religiose hanno cercato di ostacolare l’applicazione della sentenza, che diventa operativa oggi, chiedendo di rimandarla a dopo il referendum nel quale la California è chiamata a decidere se limitare la possibilità di sposarsi alle coppie eterosessuali. Anche il vescovo di Oakland ha tuonato contro la sentenza: «nessun governo – ha detto – ha il potere di cambiare l’ordine che Dio ha stabilito nella natura umana. […] Questa maniera di vedere il matrimonio non è una forma di discriminazione, ma costituisce il fondamento della nostra libertà per vivere in accordo con il piano che Dio ci ha tracciato». Con questa sentenza la California diventa il secondo stato degli Usa, dopo il Massachussets, a permettere di sposarsi alle coppie gay e lesbiche. Lo stato di New York riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti altrove. Le cerimonie prenotate in tutte le città della California sono moltissime. A San Francisco sono previste nella prima fase 500 cerimonie al giorno e il sindaco ha coinvolto volontari per sbrigare le pratiche burocratiche.






