Ci dovremo abituare? Non solo a una nuova ondata di leggi che, prima di essere ad personam, distorcono il sistema penale e accentuano il «doppio binario» ormai vigente. Ci dovremo abituare anche a una tattica di distrazione di massa? In un piatto indigesto come il decreto sicurezza che il senato ha approvato martedì mattina senza alcuna sorpresa, ci sono bocconi particolarmente fetenti. L’esercito in strada, per dirne uno. O il cosiddetto emendamento «blocca processi». La tattica, fin qui riuscita, consiste nel contare sulla reazione quasi pavloviana dell’opposizione, che riesce, con una capacità sorprendente, a isolare solo l’aspetto che riguarda la persona del presidente del consiglio. Certo, il modo in cui Berlusconi usa le istituzioni per tutelare se stesso è spudorato, ma non è una sorpresa. La sorpresa semmai è che la finzione dello «statista», del Berlusconi 2.0 sia durata meno di due mesi. E’ preoccupante, invece, come l’avvio di dibattito [pure in gran parte distorto] che c’era stato attorno al tema della sicurezza quando si è trattato di discutere dell’invio dell’esercito, sia stato sepolto dalle polemiche sul processo Mills. Perfino la possibile sospensione dei processi per i fatti di Genova 2001 ha tenuto banco per pochissimo tempo rispetto alle storie penali di Berlusconi. Il cuore del decreto sicurezza non è il processo Mills, quanto piuttosto trasformare il presunto «allarme sociale» causato da alcuni reati in uno strumento di politica penale e di ordine pubblico, dopo che lo stesso allarme è stato usato, con successo, come asse della campagna elettorale. E’ il liberismo applicato al sistema penale. Molto più che il «solito» Berlusconi. Chi vuole abituarcisi?






