Hanno portato all’arresto – per violazione della 194 e associazion a delinquere – di 3 medici e un’infermiera le indagini partite dalla denuncia di un medico napoletano. La legge 194 vieta di praticare aborti al di fuori degli ospedali pubblici o convenzionati, mentre gli indagati praticavano interruzioni di gravidanza nell’ambulatorio di uno degli indagati a Napoli. Le donne che avevano superato il limite di tempo previsto dalla legge per interrompere una gravidanza venivano inviate all’estero. Un’interruzione di gravidanza poteva costare da 500 a 2500 o 3 mila euro. Uno dei medici arrestati è anche indagato per violenza sessuale. L’accusa è quella di aver costretto una donna straniera in difficoltà economiche ad avere un rapporto sessuale con lui in cambio di uno «sconto» per l’interruzione di gravidanza. Il «business» degli aborti illegali ha avuto buon gioco nelle croniche mancanze degli ospedali campani in tema di interruzione volontaria di gravidanza. L’obiezione di coscienza riguarda, nella regione, l’83 per cento dei medici e, per questa ragione, le liste d’attesa per un intervento sono lunghissime. «Non ci siamo mai stancate di dire e ridire che l’obiezione di coscienza in Campania, corrisponde ad un atteggiamento compiacente verso le dirigenze», ha scritto l’Udi a maggio, quando l’indagine è stata resa nota per la prima volta.






