La guerra infinita non era stata dichiarata all’umanità per dominare davvero il mondo. L’«emergenza sicurezza» non serve ad arrestare davvero tutti i delinquenti. La Bossi-Fini non serve davvero a fermare i migranti. Così, la legge iperproibizionista Fini-Giovanardi non doveva servire veramente a debellare il consumo di sostanze stupefacenti tra gli italiani. Gli strateghi delle destre lo sapevano benissimo. Quello che volevano davvero era, nel breve periodo, generare l’effetto mediatico e lavorare sul senso di smarrimento della gente. Nel lungo periodo, quella legge è servita a mettere milioni di persone nel mirino e a spargere insicurezza e panico morale. Per questo il sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlo Giovanardi, che oggi ha introdotto oggi la presentazione della relazione annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze e ha dovuto spiegare che il consumo di droga cresce in tutti gli strati sociali, continua a lanciare anatemi contro spinellatori, pippatori di cocaina, sballomani del sabato sera e via demonizzando.
Günter Amendt, sociologo delle droghe, ha spiegato chiaramente che l’assunzione di droghe aderisce perfettamente «allo stato collettivo di persistente pretesa eccessiva e di cronico sovraeccitamento» richiesta dal sistema sociale e dal mercato del lavoro. La sindrome da panico impone di controllare tutto, quella da depressione esige che si divenga apatici a qualsiasi cosa. L’accanimento del mercato contro la vita e l’alternarsi, in modi diversi e con livelli diversi di pericolosità per la propria salute, di questi due livelli produce l’esplosione delle droghe. E chiunque pensi di fermare questa tendenza devastante all’apatia e all’iperattivismo con la repressione, senza capire che si tratta di difendere la società e non imprigionarla, sta spacciando goffamente cattiva ideologia.






