Tre milioni di europei ne fanno uso tutti i giorni. Otre 13 milioni l’hanno assunta nell’ultimo mese e un cittadino europeo su cinque l’ha provata almeno una volta nella vita. Sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo rapporto «Un’Antologia sulla cannabis: aspetti globali ed esperienze locali” preparato dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga che si celebra domani in tutto il mondo. Si tratta della più grande monografia scientifica mai pubblicata su quello che l’Agenzia europea definisce un “controverso fenomeno culturale».
«La cannabis si conferma la droga illecita più diffusa in Europa, e continua a essere una questione controversa – ha dichiarato il direttore dell’Emcdda Wolfgang Gotz – che scatena frequenti dibattiti tra decisori politici, scienziati, ricercatori, giuristi, operatori professionali e cittadini. Il risultato è un flusso giornaliero di informazioni, alcune ben fondate, altre parziali e in alcuni casi fuorvianti. Lo scopo di questa monografia è pertanto fornire una guida autorevole di riferimento per la ricerca, il dibattito e le decisioni politiche che riguardano questa complessa questione».
Nella mappa del consumo e del traffico globale di cannabis, l’Europa si attesta come il più grande mercato della resina derivata dalla pianta [hashish]. Nel 2005 il 70 per cento dei sequestri di hashish su scala globale è avvenuto nell’Europa occidentale, il 18 per cento in Medio Oriente e nell’Asia sudoccidentale, e l’8 per cento in Nord Africa. Il principale paese di provenienza, nonostante significative diminuzioni nella produzione negli ultimi anni, continua ad essere il Marocco che fornisce il 70 per cento dell’hashish che arriva sul mercato europeo. La Spagna, con il 51 per cento, è in testa alla classifica mondiale dei sequestri di questa sostanza, seguita dal Pakistan e dal Marocco [7 per cento], dall’Iran [5 per cento] e dall’Afghanistan [3 per cento]. In Europa per numero di sequestri dopo la Spagna ci sono Francia [6 per cento], Regno Unito 5, Portogallo e Italia [2 per cento]. Il numero dei sequestri nel 2007 è comunque sceso in tutt’Europa del 15 per cento, proprio in seguito al calo della produzione marocchina.
Secondo i dati dell’Unodc, ripresi dall’Agenzia europea, ridotto è invece il peso dell’Europa nel mercato globale di cannabis in forma erbacea [marijuana]: nel 2005 solo il 2 per cento dei sequestri è avvenuto in territorio europeo [era il 4 nel 2000], contro il 63 per cento del Nord America, il 18 dell’Africa e l’11 del Sud America. Per l’Emcdda nella diminuzione della quota di mercato europea possono aver giocato un ruolo importante i cambiamenti legislativi avvenuti negli ultimi anni.
In generale la potenza della cannabis in Europa non è aumentata negli ultimi anni. Così l’Osservatorio europeo sulle droghe smentisce gli allarmismi su un possibile incremento della concentrazione di principio attivo nella cannabis, in resina o in forma erbacea, che circola nel mercato europeo. Allarmismi, spesso alimentati dai media, che, secondo l’Agenzia europea, possono derivare dall’aumento del numero delle richieste di trattamento contro l’uso di questa sostanza ma che non sono giustificati. Per gli esperti europei, infatti, «“il contenuto di tetracannabinolo (Thc) nella cannabis in foglie e in resina importata in Europa è rimasto relativamente stabile nell’ultimo decennio, con una potenza media di circa il 5 per cento».
Il che non significa – sottolineano i ricercatori dell’Osservatorio di Lisbona – che la potenza della cannabis non sia una questione importante, ma che semplicemente i dati a disposizione non sono tali, anche per motivi di incompletezza, da giustificare gli allarmi. In attesa di ricerche più complete, un’evidenza rispetto all’aumento della potenza è la comparsa in Europa a partire dagli anni Novanta di varietà a maggiore concentrazione di Thc. Si tratta delle specie coltivate «indoor», a livello domestico, utilizzando metodi intensivi che determinano un aumento della presenza di tetracannabinolo la cui concentrazione può arrivare anche al 12 per cento. E sono varietà sempre più diffuse: la cosiddetta «sinsemilla» copre attualmente la metà del mercato di marijuana in Irlanda, oltre la metà in Olanda e quasi la totalità nel Regno Unito.
Ma la potenza è solo uno dei fattori che influiscono sugli effetti del consumo di cannabis: elementi importanti sono anche la modalità di somministrazione, la tecnica usata per fumare, la quantità di sostanza consumata e l’uso in combinazione con altre sostanze come tabacco e alcol. Un aspetto che rende difficile anche l’accertamento degli effetti sulla salute del consumo di cannabis.
Secondo l’Agenzia europea sulla base delle ricerche disponibili «è prematuro pronunciarsi in modo conclusivo su una vasta gamma di effetti a lungo termine sulla salute legati all’uso di cannabis». Oltre al consumo in associazione con altre sostanze, a complicare la verifica degli effetti a lungo termine ci sono l’assenza di prodotti standardizzati, i diversi modelli di assunzione e la mancanza di studi sui consumatori adulti.
Più che sugli effetti diretti, gli interventi di salute pubblica si concentrano sui rischi secondari associati al consumo di cannabis, come il suo ruolo negli incidenti stradali. Uno studio pubblicato in Francia nel 2005 ha stimato che su 6mila incidenti mortali registrati in un anno, 230 morti sono da attribuire all’assunzione di questa sostanza.






