La banalità del male in aula. Comincia il processo Aldrovandi

E’ piena l’aula B del tribunale di Ferrara. Gli amici di Federico siedono in silenzio, con una spilla a forma di girasole al petto. Federico Aldrovandi è morto il 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia. Il girasole era il suo fiore preferito. I quattro poliziotti accusati di averlo ucciso si chiamano Enzo Pontani, Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani. Oggi sono chiamati ion tribunale a giustificare le percosse, i manganelli spezzati e i ritardi nei soccorsi. Per i genitori, che da trentatré mesi attraverso un blog chiedono giustizia è un momento chiave. «Quando ho visto per la prima volta gli imputati dell’omicidio di mio figlio ho provato rabbia cieco dolore disgusto soffocante, ma anche sorpresa – scrive la mamma di Federico nel suo blog, http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it – La stessa sorpresa che ho trovato nelle parole di Hanna Arendt alla vista di Eichmann, criminale nazista». Uno dei momenti più drammatici è stato quando il pm ha ripetuto, nel corso dell’interrogatorio a Enzo Pontani, uno dei poliziotti imoputati, il testo della telefonata in centrale in cui lui parlando con l’operatore il poliziotto diceva: «L’abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto».

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