La notizia quest’anno è che il Pride di Gerusalemme non sarà contestato dagli attivisti di Edah Haredit, il gruppo-ombrello ultra-ortodosso, che per questa edizione ha deciso di ignorare l’evento. Almeno ufficialmente. «Non diremo a nessuno di non protestare [contro il pride, n.d.r.], ma non diciamo nemmeno di farlo», è la pilatesca presa di posizione di Edah Haredit. Certo, all’organizzazione resta il «timore» che qualche giovane integralista, contestando il Pride, esponga la propria «fragile personalità a influenze sessuali negative». Ad ogni modo la manifestazione dell’orgoglio glbtq non ha mai avuto vita facile a Gerusalemme, città contesa da tre monoteismi. Nel 2005 tre manifestanti erano stati accoltellati da un integralista heredi. Nel 2006, quando quello di Gerusalemme doveva essere il World Pride, gli sforzi della comunità ebraica ortodossa erano riusciti a spingere le autorità a «confinare» la manifestazione – non più mondiale – dentro lo stadio dell’Università Ebraica. Chi aveva provato a manifestare per le strade era stato fermato dalle forze dell’ordine. Anche quest’anno, però, le cose non sono andate lisce. La «Jerusalem parade and tolerance march for infinite love» – come recita il «titolo» della manifestazione per intero – organizzata dall’associazione Open House, sarà una manifestazione blindata. Duemila poliziotti presidieranno il percorso del corteo, che partirà dal Parco dell’Indipendenza per arrivare al Liberty Bell Park. Ieri il consigliere comunale Sa’ar Netanel, gay dichiarato, ha ricevuto una busta contenente polvere bianca accompagnata da un articolo sul pride. «Sono abituato a questo tipo di minacce», ha commentato l’interessato.
Il sindaco di Gerusalemme, Uri Lupolianski, ha indirizzato una lettera alla Corte di Giustizia, che lunedì ha autorizzato il corteo. «Le passate esperienze – si legge nella lettera – dimostrano che l’evento offende deliberatamente e inutilmente i sentimenti di ebrei, musulmani e cristiani che lo considerano, anche per il mondo in cui viene svolto, un’offesa alla città santa e ai valori in cui credono». E pare che gli organizzatori abbiano promesso un evento «moderato e sobrio». Il leit motiv della sobrietà ha evidentemente attraversato le invalicabili frontiere italiane, al «di qua» delle quali la ministra delle pari opportunità e il sindaco di Roma si sono affannati, alcune settimane fa, a deplorare «l’esibizionismo» e «l’ostentazione» dei Pride. Sabato sarà il turno di quello nazionale, ospitato quest’anno a Bologna. Intanto sono cominciate le iniziative «collaterali» alla manifestazione. Questo pomeriggio l’appuntamento è nell’aula magna di Santa Caterina, per la presentazione degli atti del convegno «La storia che non c’era. Il movimento delle lesbiche in Italia», organizzato la scorsa estate da Arcilesbica. Domani, invece, presso l’aula magra Santa Cristina, il Movimento identità transessuali propone il convegno «elementi di critica trans», ovvero l’esperienza della transizione nel racconto di chi la vive in prima persona. Ancora domani, questa volta presso Atlantide, a Porta Santo Stefano, antagonismo gay invita a parlare di intersessualità.
Sabato sarà anche il turno del primo pride in Bulgaria, ma il suo svolgimento è minacciato da gruppi nazionalisti. Sul pride di Sofia, organizzato dal gruppo Gemini e dedicato alla famiglia, pesa la minaccia della concomitante «settimana dell’intolleranza», organizzata dall’Unione nazionale bulgara, una formazione nazionalista. Motto della settimana: «sii intollerante, sii normale». «Invito le autorità della Bulgaria a sostenere il Pride e, se necessario, a garantirne la sicurezza. Sofia, la città dove si svolgerà il Pride, ha l’opportunità di dare un esempio di tolleranza e diversità in Europa», ha dichiarato la parlamentare europea Sophie Veld, vice-presidente dell’intergruppo per i diritti gay e lesbici. Anche nella Repubblica ceca quello di sabato sarà il primo pride. Si terrà a Brno e anche lì le minacce non sono mancate. La polizia ha vietato due manifestazione omofobiche che si dovevano tenere lungo il percorso del corteo. Le contro-manifestazioni erano state organizzate dal Partito nazionale e dal movimento di estrema destra Azione di rinascita nazionale 99
Gravi minacce sono arrivate anche all’indirizzo dei partecipanti al pride di Budapest, che si terrà il 5 luglio. Gyorgy Budahazy e Laszlo Toroczkay, leader dell’estrema destra ungherese, hanno diramato via internet un comunicato in cui si invitano «i patrioti ungheresi» a «proteggere l’onore dell’Ungheria» recandosi il 5 luglio a Budapest. Il timore è quello di attacchi organizzati al corteo. La polizia ha chiarito che si potrebbe trattare di attacchi più gravi di quelli avvenuti lo scorso anno, quando, in occasione del pride, una decina di persone sono state aggredite in varie parti della città. D’altra parte due settimane fa la polizia aveva tentato di vietare la manifestazione sostenendo che avrebbe provocato problemi al traffico.






