Le parole d’ordine sono «parità, dignità, laicità». «Sobrietà» non è entrata nel trittico–ci tengono a precisare gli organizzatori e le organizzatrici del Pride nazionale di domani a Bologna – nonostante le insistenze che sono arrivate tempo fa anche da Mara Carfagna. Tanto per non smentirsi la ministra ha tagliato i fondi [180 mila euro] destinati alla prima ricerca dell’Istat sull’omofobia e sulle discriminazioni in base all’orientamento sessuale, che probabilmente sarà sospesa. Qualche strepito è arrivato, alcuni giorni fa, anche dal cardinale Caffarra, che dalle pagine del Bologna 7, inserto locale dell’Avvenire, ha messo in guardia contro il «pericolo dell’omosessualità». «Le uniche ‘scelte’ innaturali sono l’astinenza ed il celibato, non accettiamo lezioni di vita da chi sembra avere come obiettivo primario il controllo sociale delle vite altrui», risponde il comitato organizzativo, che invita il cardinale alla manifestazione: «in mezzo a tante trans qualche gonna in più non fa male», aggiunge Marcella di Folco, del Movimento identità transessuali.
Al Pride hanno aderito quest’anno moltissime associazioni che non fanno parte della galassia glbtq: l’Anpi, Amnsty international, Libera – associazioni e numeri contri le mafie. Nonché qualche partito, per lo più «extraparlamentare». Naturalmente ci saranno anche Arcigay e Arcilesbica, che hanno lanciato insieme a Mit, Agedo e Famiglie Arcobaleno, un registro autogetito delle coppie gay, lesbiche e trans. Il coordinamento di gruppi glbtq e femministi Facciamo breccia [Fb] avrà un proprio spezzone. In occasione del Pride di Roma Fb aveva simbolicamente occupato piazza San Pietro per protestare contro il divieto, avanzato dalla questura, di terminare la manifestazione a piazza San Giovanni per la compresenza di un concerto di musica sacra. Anche questa volta il coordinamento porterà in piazza le parole d’ordine «autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione». «Riteniamo che quest’anno più che mai sia importante che i Pride [dopo Bologna sarà il turno di Catania il 5 luglio, ndr]–celebrazioni della rivolta di Stonewall–ritrovino quel senso di rifiuto e di rivolta contro la ‘normalizzazione’ coatta, contro vecchie e nuove forme di fascistizzazione della società», scrive il coordinamento. Un proprio spezzone, promosso da Fuoricampo lesbian group, lo avranno anche le lesbiche e le femministe «per ribadire l’autonomia e continuità di un percorso contro ogni violenza sulle donne e lesbiche, contro il dominio patriarcale, contro ogni integralismo e fondamentalismo. Per la totale autodeterminazione delle lesbiche e delle donne senza se e senza ma», come si legge nel documento politico. Il comitato organizzativo ha annunciato che il corteo, domani, sarà diviso in due momenti. La prima parte del corteo inizierà alle 14 a piazza Ravegnana, sotto le due torri e terminerà ai giardini Margherita. In questo primo tratto le istanze di autodeterminazione e libertà portate avanti dalle lesbiche e dalle femministe avranno particolare visibilità. Dai giardini Margherita al corteo si aggiungeranno i carri: la manifestazione toccherà i punti più significativi della storia glbt a Bologna.
Al pride nazionale parteciperanno anche parecchi centri sociali, riuniti nella rete QueeRing BO–cui aderiscono, tra gli altri, Tpo, Crash, Vag61, XM24, Livello 57 – «ci piacerebbe lasciare ogni tentativo di divisione binaria ‘maschietto-femminuccia’ a una concezione biologica peraltro ormai superata, non delegare alcuna decisione in merito ai nostri tempi e alle nostre forme di vita – scrive il QueeRing BO– Vogliamo praticare la condivisione, amare e godere della vita, come singolarità, non come individui isolati, ma come una parte di un agire collettivo, che mette al centro le contraddizioni tra la metropoli e le passioni dei corpi». Il Carro dello spezzone sarà quello del gruppo Guai a chi ci tocca, nato all’interno del centro sociale Tpo. Il pride si concluderà con una festa al parco nord.,






