Questa mattina una cinquantina di inquilini delle case popolari, insieme al sindacato di base As.i.a. Rdb, hanno occupato simbolicamente la sede centrale dell’Ater nel cuore di Roma, in via Tor di Nona. Obiettivo della protesta, che è durata fino all’ora di pranzo, il blocco della vendita del patrimonio pubblico e la trasformazione dell’Ater in un’agenzia per il diritto all’abitare, gestita direttamente da comuni e municipi. «Fermiamo la vendita del patrimonio pubblico, dismettiamo Petrucci e l’intero Cda», si leggeva su uno striscione issato davanti la sede. All’interno degli uffici, gli inquilini hanno apposto sigilli alle porte e agli ascensori con su scritto «pignorato», per ricordare le responsabilità politiche della mala gestione dei servizi delle case Ater. Per diversi giorni, gli ascensori di alcuni complessi Ater erano stati bloccati per mancanza di manutenzione. «In una città stremata da un’emergenza abitativa dilagante – si legge nel comunicato degli inquilini – e con un mercato degli affitti impossibile per i redditi precari, occorre ridare un ruolo sociale all’Ater. Le indicazioni della finanziaria berlusconiana sono chiare: vendere il patrimonio ex Iacp. Il presidente dell’Ater Petrucci rischia di diventare il fedele esecutore dell’ordine. Più che pensare agli inquilini, si preoccupa soltanto del bilancio».
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