La risoluzione di Strasburgo e la malafede di Roma

I commenti di Roberto Maroni e Franco Frattini al contenuto della risoluzione approvata dal Parlamento europeo contro la schedatura dei rom, adulti e bambini, dimostra la malafede del governo italiano, vittima consapevole dell'isteria securitaria che lo ha portato al potere.

Con la sua risoluzione approvata in seduta plenaria del 10 luglio 2008 il Parlamento Europeo «esorta le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto ciò costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e sull’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della Convenzione europea sui diritti umani, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Unione Europea di origine rom e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure».
Le prime dichiarazioni del ministro dell’interno Roberto Maroni e del ministro degli esteri Franco Frattini dopo la dura presa di posizione del Parlamento europeo, esprimono indignazione per il voto espresso da una assemblea democratica che ha votato senza vincoli di partito, una circostanza alla quale evidentemente non sono più abituati, e costituisce un documento impressionante dell’ignoranza e della malafede del ceto di governo al quale la maggioranza degli italiani che hanno partecipato alle ultime elezioni ha affidato il destino del paese.
Ignoranza, perché se Maroni e Frattini soltanto avessero letto il contenuto della risoluzione del Parlamento Europeo, che segue altre risoluzioni sui rom che l’Italia non ha mai rispettato, e se conoscessero la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia, che sanciscono il divieto di discriminazione, avrebbero dovuto replicare entrando nel merito delle accuse rivolte all’Italia per la schedatura dei rom. Malafede, perché non si può affermare da parte italiana che si tratta di misure che non sono ancora entrate in vigore, quando dal 21 maggio le schedature sono partite, prima a Milano e poi a Napoli, sulla base del decreto legge che stabilisce lo stato di emergenza per la presenza dei rom nelle aree urbane di Milano, Roma e Napoli.

Le operazioni di «censimento» dei campi, avviate anche a Roma, malgrado una parziale marcia indietro del Prefetto Carlo Mosca sulla questione del rilievo delle impronte ai minori, hanno già prodotto la fuga nella clandestinità di migliaia di rom, comunitari e appartenenti a paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, interrompendo percorsi di inserimento sociale e di integrazione che erano costati anni di lavoro alle associazioni e agli enti locali. Il resto lo ha fatto la legge Bossi-Fini che da anni riproduce clandestinità, criminalizza la presenza degli immigrati irregolari in Italia, anche quando questi hanno già avuto un permesso di soggiorno per lavoro, per famiglia o per motivi umanitari. Senza nessuna possibilità di rientro nella legalità.
Frattini ha definito con disprezzo la risoluzione del Parlamento Europeo frutto di una posizione politica, dimenticando che numerosi parlamentari di centrodestra hanno votato la mozione. L’interesse dei nostri ministri interesse sarebbe solo quello «umanitario», dare una identità a persone che potrebbero costituire un rischio per la sicurezza, ed a minori che potrebbero subire abusi nelle loro famiglie. Ma sono decine i minori rom vittime di abusi perché sottratti violentemente alle loro famiglie sulla base di una valutazione arbitraria delle loro condizioni di vita, frutto proprio delle politiche di esclusione e di emarginazione di cui i rom sono vittima da anni in Italia. Di alcuni di questi bambini neppure i genitori hanno più notizia, ma fanno ancora notizia i casi montati nei quali i rom avrebbero tentato di rapire bambini, salvo che poi nella giurisprudenza non si rinviene neppure una sentenza di condanna per questo tipo di reato. La fuga nella clandestinità frutto della politica degli sgomberi forzati e dei recenti provvedimenti del governo espone proprio i minori ad ogni genere di rischio, e questo risultato deve pesare proprio sulla coscienza dei politici che ci governano [e di qualcuno che ci ha governato in passato].

Maroni sostiene addirittura che l’Europa seguirà l’esempio dell’Italia e ovunque si deciderà di prendere le impronte alla popolazione rom. E’ probabile che su questa previsione giochi l’asse che si sta costruendo sulle nuove politiche europee in materia di immigrazione con la Francia del presidente Nicolas Sarkozy, che vorrebbe addirittura arrivare al prelievo forzato del Dna. Ma Italia e Francia non si illudano perché altri paesi europei hanno già annunciato la loro contrarietà a questo progetto, e le loro posizioni stanno sollevando reazioni durissime nei paesi extraeuropei, con conseguenze ancora inimmaginabili sui rifornimenti di materie prime e quindi sull’intera economia europea. La «Fortezza Europa», se mantiene le sue logiche di sbarramento, è avviata ad un declino economico irreversibile, mentre non è certo con le cannoniere, con le espulsioni facili, con i campi di detenzione e con le politiche discriminatorie che sarà possibile arrestare gli ingressi e la crescita demografica degli immigrati.

Ignoranti ed in malafede questi ministri italiani, capaci soltanto di accusare di «produrre disinformazione all’estero» quei cittadini e quelle personalità di diversa estrazione che da mesi si battono in Italia ed in Europa per evitare l’adozione di misure di stampo chiaramente discriminatorio su base razziale ed etnica. La verità e che ormai si è creato un fronte di associazioni e di intellettuali collegato a livello internazionale che non ha paura delle menzogne e dei ricatti dei governi nazionali, e che riesce ad incidere con le sue denunce sulle decisioni degli organismi internazionale. Alla fine la verità può battere la menzogna, i diritti possono essere ristabiliti dopo gli abusi del potere, la partita è ancora aperta, malgrado l’eclissi dei tradizionali partiti di opposizione.
Ignoranti ed in malafede questi governanti, perché vorrebbero risolvere con misure di polizia, con il contorno delle solite associazioni convenzionate per il lavoro [sporco] di mediazione, un problema che è stato ingigantito da una manipolazione mediatica sulla quale hanno vinto le ultime elezioni, un problema che andrebbe affrontato con soluzioni rispettose della dignità e dei diritti fondamentali della persona [e soprattutto dei minori], come il Parlamento Europeo ricordava agli stati membri in una precedente risoluzione del 31 gennaio. Una risoluzione che in Italia è rimasta lettera morta, e di cui sembra che né Maroni, né Frattini abbiano memoria.

Il problema vero è che questa ignoranza e questa malafede si saldano con la cattiva coscienza di chi ha lasciato marcire per anni la situazione dei campi rom, e dell’ingresso dei rom neocomunitari, giungendo alla fine, con i patti per la sicurezza, a porre le premesse dei decreti emergenziali e dell’intero pacchetto sicurezza adottati dal governo Berlusconi. Pacchetto che corrisponde per nove punti su dodici alle misure proposte dal precedente ministro dell’interno Giuliano Amato, come riconosciuto da un autorevole rappresentante dell’attuale opposizione.

La risoluzione del Parlamento Europeo è importante, e potrà costituire un importante precedente per la condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia e della Corte Europea dei diritti dell’uomo, non appena le misure contenute nel pacchetto sicurezza saranno definitivamente approvate dal parlamento ed applicate dagli apparati di polizia. Ben difficilmente, tuttavia, come emerge anche dalle prime dichiarazioni di Maroni e di Frattini, la posizione del Parlamento Europeo riuscirà a modificare i piani di attacco del governo italiano alle comunità rom, pegno elettorale che va pagato agli elettori del centro-destra vittime della sindrome securitaria. Le cautele della Commissione Europea e le contraddittorie rassicurazioni vantate da Maroni dopo i suoi colloqui a Bruxelles, costituiscono altri elementi di preoccupazione. Una preoccupazione che deve servire a moltiplicare ancora la mobilitazione, la disobbedienza civile, la resistenza pacifica, il supporto legale e gli interventi assistenziali sul territorio a favore delle diverse comunità rom presenti in Italia, verso le quali gli attacchi, malgrado il deliberato di Strasburgo, potrebbero ancora intensificarsi. Si può prevedere che in autunno le operazioni di censimento riguarderanno tutti gli insediamenti rom in Italia e non solo quelli di Milano, Roma e Napoli, anche alla luce dei nuovi poteri di polizia attribuiti ai sindaci in contrasto con il dettato della nostra Costituzione. Riuscirà la Corte Costituzionale a bloccare almeno le norme che assegnano ai sindaci poteri di pubblica sicurezza ed all’esercito la possibilità di intervenire anche per motivi di ordine pubblico?

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