Il governo ha dichiarato lo «stato d'emergenza» in tutta Italia per fronteggiare la «eccezionale» ondata di sbarchi di migranti. Di eccezionale, però, c'è solo una campagna senza precedenti, per toni e contenuti. E il bisogno di una mobilitazione: siamo tutti clandestini.
Il governo Berlusconi ha dichiarato questo pomeriggio con una nota diffusa en passant dalla sala stampa di Palazzo Chigi, lo «stato d’emergenza nazionale» per via di un presunto allarme sull’immigrazione. Un annuncio inquietante: arriva alla vigilia dell’ultimo fine settimana di luglio, mentre venti milioni di italiani si mettono in viaggio per passare le vacanze per lo più spartane di un’estate di crisi economica, in un paese incattivito sotto l’assedio delle campagne d’odio.
Tra una battuta ad effetto [«noi facciamo cose di sinistra»] e qualche numero con la virgola buttato lì per sorprendere l’audience, all’indomani dell’approvazione del famigerato decreto sulla «sicurezza», Berlusconi ha deciso di lanciare l’ennesimo affondo. Il fantomatico «reato di clandestinità» è ormai il parametro universale, il precedente su cui poggiare qualsiasi forma di restringimento di autonomia e libertà. Passo dopo passo, sembrano cadere i paletti dei diritti. La parola «clandestino», un termine che si è spostato per la prima volta dal lessico razzistoide a quello giuridico, dalla sfera sociale a quella penale, esce dalle trincee degli imprenditori politici dell’odio e invade la prateria della sfera pubblica. Lo aveva fatto con la militarizzazione di pezzi del territorio per installarvi discariche o costruire grandi opere e lo conferma con la proclamazione dello stato di emergenza per combattere l’immigrazione.
Le presunte rassicurazioni del ministro della difesa Ignazio La Russa [«non utilizzeremo l’esercito»] suonano ancora più allarmanti. Forse utilizzeranno l’emergenza per procedere a rimpatri di massa, o per costruire velocemente nuovi Centri di detenzione per migranti, magari uno in ogni provincia, come avevano annunciato.
Ancora non è dato sapere cosa comporti questo provvedimento, che di solito coincide a grandi sciagure naturali. In questo caso annuncia uno tsunami dei diritti, l’ennesima scossa tellurica di questa sciagurata strategia della paura. Di sicuro riconosciamo qual è la distinzione tra il razzismo legalizzato e la legittima e umana solidarietà. E sappiamo che ci sentiamo ancora di più clandestini.






